Quello che doveva essere un normale e routinario controllo contro l’abbandono selvaggio di rifiuti si è trasformato, per alcuni interminabili istanti, nella scena raccapricciante di un thriller. È accaduto nel cuore del parco naturale “Palude del Conte e Duna Costiera” a Porto Cesareo, in provincia di Lecce, dove è andato in scena un macabro quanto surreale equivoco.
La scoperta shock
Tutto è iniziato quando una squadra composta dagli ispettori ambientali del Comune e dal personale del locale circolo di Legambiente, impegnata a perlustrare l’area per contrastare il conferimento illecito di rifiuti ingombranti, ha notato un vecchio frigorifero abbandonato tra la vegetazione. Aprendo lo sportello per ispezionarne il contenuto, gli operatori si sono trovati di fronte a un sacco nero della spazzatura ben chiuso. All’interno, sagome e consistenze che non lasciavano spazio all’immaginazione: sembrava a tutti gli effetti il corpo smembrato di una donna.
Il panico e lo sconcerto hanno immediatamente paralizzato i presenti. Il materiale contenuto nel sacco, infatti, presentava al tatto e alla vista una consistenza inquietantemente simile a quella della pelle umana. Solo superato il primo, fortissimo shock, un’analisi più ravvicinata (e decisamente più lucida) ha permesso di svelare l’incredibile verità: non si trattava di un efferato delitto, ma dei resti di una bambola per adulti iperrealistica, gettata via dal proprietario con modalità che hanno sfiorato il procurato allarme.
Un epilogo grottesco che ha permesso a tutti di tirare un profondo respiro di sollievo, pur confermando l’assoluta inciviltà legata all’abbandono di rifiuti nelle aree naturalistiche protette.









