Resta applicato il regime di carcere duro del 41 bis per Cristian Pepe, 52enne leccese considerato un elemento di spicco della Sacra Corona Unita operativo nel capoluogo salentino e nelle aree limitrofe. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dalla difesa, confermando la proroga della misura speciale.
Alla base della decisione dei giudici vi sono i concreti rischi che l’uomo possa mantenere collegamenti dal carcere con la criminalità organizzata, uniti alla possibilità di riallacciare i contatti con gli esponenti del clan tornati in libertà. Pepe sta attualmente scontando la pena dell’ergastolo, a cui si aggiunge un’ulteriore condanna a 24 anni e 9 mesi di reclusione per reati che vanno dall’associazione mafiosa al traffico di droga, fino all’estorsione e all’omicidio
