«Ritengo sia giusto commissariare, per legge, un governo regionale con un’affluenza al di sotto del 50 per cento, perché è indice di una maggioranza che non rappresenta nessuno». Stessa cosa, allora, vale per le Politiche «ma applicare questo concetto a livello nazionale porterebbe solo alla dittatura». Lo sguardo attento di chi ha attraversato, da protagonista, la scena politica nazionale e locale degli ultimi sessant’anni.
La sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, analizza, con la consueta schiettezza, il voto delle Regionali in Puglia, caratterizzate da una scarsa partecipazione e da un’affluenza ai minimi storici. L’ex senatrice punta il dito contro «la fluidità dei partiti e la scarsa attenzione verso le fasce giovanili». «Se i ragazzi devono fare un corteo lo fanno, magari anche senza sapere il perché – spiega – ma se devono fare formazione e approfondimento rimangono spiazzati, visto che non ci sono i luoghi per farlo. Prima, semplicemente, i partiti funzionavano bene, c’erano i comitati centrali».
L’autocritica
Sul risultato del 23 e 24 novembre la sindaca fa mea culpa: «Noi della coalizione di centrodestra abbiamo sbagliato la campagna elettorale, abbiamo aspettato fino alla fine, in attesa di vedere quali fossero i canditati in Campania e Veneto. Questo dipende dalla presunzione che i partiti funzionino come una volta, ma non è così, occorre fare una buona selezione del personale politico responsabile a livello provinciale, regionale e via dicendo». Più che fare autocritica, secondo Adriana Poli Bortone è necessario «impegnarsi a fare politica in maniera differente. Io capisco che sono anziana e ho nostalgia del passato – commenta con un pizzico di ironia – ma se dal passato possiamo recuperare delle formule di maggiore efficacia politica sul territorio, allora cerchiamo di prenderle».
La crisi dei partiti
Di una cosa Poli si dice certa: che la gente è delusa dai vent’anni di governo di centrosinistra. «Se noi fossimo andati tutti a votare non ci sarebbe stata storia per la sinistra» afferma, «perché andare a fare il presidente della Regione con il 65 per cento dei voti del 40 per cento dei votanti significa arrivare ai minimi storici». Per la sindaca non è corretto parlare di crisi del centrodestra, «si tratta di una crisi dei partiti, ad emergere sono solo alcune figure all’interno di essi. Se guardiamo al Pd è evidente che non ha lasciato niente di positivo in tanti anni di governo alla Regione e non si tratta di una critica politica, ma di un dato oggettivo. Siamo gli ultimi in graduatoria in tante situazioni». Nessuna ripercussione però a livello comunale: «E’una cosa differente, immaginare qualsiasi tipo di crisi o di strascico nel governo di una città il cui voto è stato in evidente controtendenza rispetto al resto della regione – spiega Poli Bortone – credo sia oltre che improbabile anche davvero utile a nessuno».









