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Nozze forzate a 15 anni: il Tribunale di Lecce salva una studentessa segregata dalla famiglia

A spezzare la catena di sottomissione è stato il coraggio della stessa quindicenne, che ha deciso di affidare il proprio incubo prima alle compagne di classe e poi ad alcune insegnanti

Nozze forzate a 15 anni: il Tribunale di Lecce salva una studentessa segregata dalla famiglia
(foto Ansa)

Promessa sposa a un parente di vent’anni più grande, costretta a indossare il burqa anche tra i banchi di scuola e privata di ogni minima libertà personale, fino a desiderare la morte come unica via di fuga. È il drammatico spaccato familiare da cui è stata miracolosamente salvata una studentessa di appena 15 anni, di nazionalità straniera e residente in un comune del Basso Salento.

Grazie a un provvedimento d’urgenza emesso dal Tribunale per i Minorenni di Lecce, che ha ravvisato un gravissimo e imminente rischio per la sua incolumità psicofisica, la minore è stata prelevata dal nucleo familiare e trasferita in una località segreta all’interno di una comunità protetta.

Il grido d’aiuto tra i banchi di scuola

A spezzare la catena di sottomissione è stato il coraggio della stessa quindicenne, che ha deciso di affidare il proprio incubo prima alle compagne di classe e poi ad alcune insegnanti dell’istituto superiore che frequenta. Davanti al racconto dettagliato della ragazza, la dirigente scolastica ha attivato immediatamente i Servizi Sociali e la Procura minorile, facendo scattare la macchina dei soccorsi.

Ai professori e agli inquirenti la giovane ha descritto un regime di reclusione domestica e culturale soffocante. Oltre all’obbligo di coprirsi integralmente con il burqa, alla quindicenne veniva vietato persino di mangiare o bere durante le ore di lezione. Negli spostamenti quotidiani in autobus, inoltre, non poteva sedersi accanto a compagni di sesso maschile: un controllo asfissiante sul quale, per mandato dei genitori, era tenuto a vigilare persino il fratello minore della ragazza. Una pressione psicologica insostenibile, che aveva spinto la quindicenne a confessare alle amiche di essere «pronta a uccidersi» pur di evitare il matrimonio combinato con il trentacinquenne.

Genitori sotto inchiesta

La minore si trova ora al sicuro, affiancata da un curatore speciale e da un team di psicologi che l’hanno assistita durante l’ascolto protetto davanti agli investigatori. Nei prossimi giorni, i magistrati salentini ascolteranno formalmente i genitori per vagliare le loro responsabilità penali in merito ai reati di maltrattamenti in famiglia e induzione al matrimonio forzato.