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Tragedia a Lecce, muore 62enne tre giorni dopo le dimissioni dal “Vito Fazzi”: indagata l’ortopedico

La vicenda ha avuto inizio nei primi giorni di giugno, quando la donna era stata ricoverata nel reparto di Ortopedia per essere sottoposta a un intervento chirurgico finalizzato a ricomporre una brutta frattura alla spalla

Tragedia a Lecce, muore 62enne tre giorni dopo le dimissioni dal “Vito Fazzi”: indagata l’ortopedico

La Procura della Repubblica di Lecce ha aperto un’inchiesta giudiziaria per fare piena luce sul decesso di una donna di 62 anni, originaria di Nardò, morta tra le mura domestiche lo scorso 7 giugno, appena tre giorni dopo essere stata dimessa dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Il pubblico ministero titolare del fascicolo ha iscritto nel registro degli indagati il medico ortopedico che ha eseguito l’operazione chirurgica, ipotizzando il reato di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario.

La vicenda ha avuto inizio nei primi giorni di giugno, quando la sessantaduenne era stata ricoverata nel reparto di Ortopedia del polo d’eccellenza DEA del nosocomio leccese per essere sottoposta a un intervento chirurgico finalizzato a ricomporre una brutta frattura alla spalla. Dopo il decorso post-operatorio, giudicato regolare, la paziente era stata ufficialmente dimessa e rimandata a casa.

Il dramma in casa e il sospetto della mancata profilassi

La situazione è precipitata drammaticamente a tre giorni dal rientro a Nardò. La donna si trovava nella sua abitazione quando ha avvertito un improvviso e violento malore. I familiari, compresa immediatamente la gravità della situazione, l’hanno trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale più vicino, ma ogni tentativo di salvarle la vita si è rivelato purtroppo vano: la 62enne è deceduta poco dopo il suo arrivo a causa di una sospetta embolia polmonare.

Sotto shock per l’improvvisa perdita, i parenti della vittima si sono presentati davanti all’autorità giudiziaria per sporgere una formale denuncia, chiedendo la verifica dei protocolli medici seguiti durante e dopo il ricovero.

Secondo quanto ipotizzato dai familiari e ora al vaglio della magistratura inquirente, la complicanza fatale potrebbe essere stata causata dalla mancata prescrizione dell’eparina (un potente farmaco anticoagulante) nella terapia domiciliare post-operatoria, una profilassi comunemente indicata per prevenire la formazione di trombi a seguito di interventi chirurgici e della conseguente immobilità.

L’iscrizione del medico nel registro degli indagati rappresenta un atto dovuto in questa fase preliminare, finalizzato a consentire lo svolgimento degli accertamenti clinici e autoptici irripetibili. Sarà ora l’esame autoptico, che verrà disposto dal magistrato nei prossimi giorni, a stabilire con certezza scientifica la causa del decesso e a verificare l’eventuale sussistenza di un nesso di causalità tra la condotta del medico e la tragedia.