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Lecce, 17enne ucciso da un colpo di pistola: nuovo sopralluogo della Scientifica. Si indaga per istigazione al suicidio

Un gioco incosciente con un'arma creduta scarica, poi il boato e la tragedia. È questa, al momento, la pista principale seguita dagli inquirenti per spiegare la morte del ragazzo bulgaro di 17 anni, rimasto ucciso la sera del 19 aprile scorso in un appartamento di via Quinto Mario Corrado, a Lecce. Per fugare ogni dubbio…
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(Foto ANSA - Stefania Congedo)

Un gioco incosciente con un’arma creduta scarica, poi il boato e la tragedia. È questa, al momento, la pista principale seguita dagli inquirenti per spiegare la morte del ragazzo bulgaro di 17 anni, rimasto ucciso la sera del 19 aprile scorso in un appartamento di via Quinto Mario Corrado, a Lecce.

Per fugare ogni dubbio e ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, nella giornata di oggi gli agenti della Polizia Scientifica sono tornati sul luogo del dramma per un nuovo e approfondito sopralluogo.

L’obiettivo degli investigatori è cristallizzare la scena. Gli esperti della Scientifica hanno eseguito minuziosi rilievi dattiloscopici e fotogrammetrici, analizzando le tracce ematiche e cercando qualsiasi elemento utile per incrociare i dati oggettivi con le dichiarazioni dei testimoni. Al momento dello sparo, infatti, in casa erano presenti tre persone (tra cui il fratello maggiore della vittima e un amico). Su tutti i presenti è stato eseguito l’esame dello stub (il tampone che rileva le particelle di polvere da sparo), fondamentale per confermare chi abbia effettivamente premuto il grilletto.

La dinamica

I due fratelli vivevano nell’appartamento in quanto ospiti dell’ex compagno della madre, legittimo proprietario dell’abitazione e, soprattutto, legittimo detentore dell’arma. Secondo le testimonianze raccolte, il 17enne avrebbe trovato la pistola e, convinto che fosse completamente scarica, avrebbe iniziato a maneggiarla per gioco. Una leggerezza fatale: il ragazzo ignorava la presenza di un colpo rimasto in canna, che è partito accidentalmente centrandolo alla testa senza lasciargli scampo.

La Procura di Lecce, per consentire lo svolgimento di tutti gli accertamenti tecnici e medico-legali, ha aperto un fascicolo d’inchiesta, al momento a carico di ignoti, ipotizzando il reato di istigazione al suicidio (un passo procedurale spesso obbligato in questi casi). La salma del giovane si trova ora nella camera mortuaria dell’ospedale Vito Fazzi, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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