La tradizione secolare della devozione leccese si apre a un profondo messaggio di reinserimento e coesione sociale. Il prossimo 24 agosto, in occasione della solenne processione per i Santi Patroni Oronzo, Giusto e Fortunato, anche un gruppo di detenuti della Casa circondariale di Borgo San Nicola porterà a spalla le statue sacre per le vie del capoluogo salentino.
L’iniziativa – nata dalla sinergia tra l’amministrazione comunale, la direzione dell’istituto penitenziario e la cappellania carceraria – punta a trasformare l’appuntamento più identitario della città in un gesto tangibile di solidarietà e abbattimento dei pregiudizi, offrendo ai ristretti un’opportunità concreta di partecipazione alla vita civile e religiosa.
«Dignità, misericordia e ponti con il territorio»
Il progetto è stato promosso dall’assessore al Welfare e alle Politiche Sociali del Comune di Lecce, Andrea Guido, insieme al cappellano del carcere, Fra Paolo Quaranta, e alla direttrice della struttura penitenziaria, Maria Teresa Susca.
«È bellissimo quando la tradizione riesce a diventare riscatto, speranza e accoglienza – commenta l’assessore Andrea Guido –. Sotto quelle travi, spalla a spalla, ci saranno storie diverse ma lo stesso desiderio di sentirsi parte della nostra comunità. Portare in spalla i nostri Santi significa servire la città, ritrovare dignità ed essere accolti senza pregiudizi».
A fargli eco è il cappellano Fra Paolo Quaranta: «La festa patronale è il momento in cui tutta la comunità si ritrova. Consentire ai fratelli della Casa circondariale di vivere da protagonisti questo atto di fede e servizio significa testimoniare che nessuno è escluso dall’abbraccio della misericordia e della città».
Piena condivisione anche da parte della direttrice della Casa circondariale, Maria Teresa Susca: «Abbiamo accolto con convinzione questo progetto perché crediamo nell’importanza di costruire ponti concreti tra l’istituto penitenziario e il territorio, favorendo percorsi di risocializzazione. La partecipazione dei detenuti a un momento così sentito della vita cittadina rappresenta un importante segnale di inclusione».
