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Dramma in Salento: agente penitenziario di 37 anni trovato senza vita in auto

A imbattersi nella drammatica scena sarebbero stati alcuni cercatori di funghi che, nel percorrere la zona boschiva, hanno notato il veicolo fermo e dato l’allarme

Dramma in Salento: agente penitenziario di 37 anni trovato senza vita in auto

Una tragedia, l’ennesima. Il corpo senza vita di un agente di 37 anni, in servizio presso la casa circondariale di Lecce “Borgo San Nicola”, sarebbe stato rinvenuto all’interno della propria autovettura nella pineta di Sant’Antonio alla Macchia, polmone verde situato lungo la strada provinciale che collega i comuni di San Pancrazio Salentino ed Erchie.

A imbattersi nella drammatica scena sarebbero stati alcuni cercatori di funghi che, nel percorrere la zona boschiva, hanno notato il veicolo fermo e dato l’allarme. All’arrivo dei soccorritori e delle forze dell’ordine per il trentasettenne non c’era ormai più nulla da fare: il decesso è riconducibile a una ferita provocata da un colpo d’arma da fuoco, confermando l’ipotesi di un gesto estremo.

La denuncia del sindacato Fsa Cnpp Spp

La notizia ha suscitato profondo cordoglio e riacceso prepotentemente il dibattito sulle condizioni di lavoro all’interno delle carceri italiane. A intervenire con una dura nota è stata la segreteria regionale della Puglia del sindacato Fsa Cnpp Spp, guidata da Ruggiero Damato, esprimendo vicinanza e dolore alla famiglia del collega e denunciando una crisi ormai endemica.

«Pur nel rispetto dell’imperscrutabilità di una scelta così drammatica e personale, è impossibile slegare simili eventi dalle criticità sistemiche che attanagliano gli istituti penitenziari», sottolinea la sigla sindacale. Tra i principali fattori di rischio evidenziati vi sono «carenze croniche di organico che costringono il personale a turni massacranti, spesso superiori alle dodici ore consecutive, riducendo al minimo i tempi di recupero fisico e familiare, e un’elevata esposizione alla sindrome da burnout dovuta a contesti di forte conflittualità e a una sensazione diffusa di isolamento istituzionale».

«Senza puntare il dito contro nessuno — conclude il sindacato — chiediamo che si avvii una riforma profonda e totale del sistema penitenziario: proseguire nell’attuale assetto non è più sostenibile».