Lotta all’illegalità e al disagio giovanile, con un percorso di collaborazione interistituzionale già avviato negli ultimi mesi. Prefettura, tribunale dei minorenni, forze dell’ordine, ufficio scolastico territoriale ed enti locali, insieme per costruire una risposta coordinata alle dinamiche di marginalità e devianza. Il tema è tornato al centro dell’attenzione nel corso dell’ultima riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, da cui è emerso un quadro che richiede interventi mirati e tempestivi.
I dati
La procura per minorenni segnala un incremento delle denunce per porto di armi anche all’interno degli istituti scolastici, fenomeno che coinvolge in alcuni casi ragazzi al di sotto dei quattordici anni. A ciò si aggiungono episodi legati al consumo e allo spaccio di sostanze stupefacenti vicino e, talvolta, all’interno delle scuole, oltre a gravi atti di violenza che contribuiscono ad accrescere l’allarme sociale. Nonostante l’intensa attività di controllo delle forze dell’ordine, le istituzioni riconoscono come questi segnali rappresentino la manifestazione di un disagio più profondo. Per questo motivo, accanto alle azioni repressive, si punta con decisione su interventi di prevenzione e supporto educativo. In tale direzione si inserisce la collaborazione avviata con la Asl di Lecce, finalizzata al potenziamento dei servizi di ascolto negli istituti scolastici attraverso l’impiego di psicologi specializzati, in grado di offrire un sostegno diretto agli studenti.
L’appello
La prefettura ha diramato una circolare rivolta ai dirigenti scolastici, invitandoli a coinvolgere le famiglie tramite il registro elettronico. L’obiettivo è rafforzare il ruolo educativo dei genitori, chiamati a vigilare sui comportamenti dei figli, cogliendo eventuali segnali di isolamento, fragilità o situazioni a rischio. Particolare attenzione viene riservata anche agli stili di vita e all’uso consapevole delle tecnologie: si invita a promuovere una corretta alimentazione, a limitare l’utilizzo dei dispositivi nelle ore notturne e a monitorare l’attività sui social network, spesso veicolo di modelli distorsivi e potenziali pericoli. «Intervenire su questi segnali non è un atto di sfiducia, ma un gesto di profonda cura», sottolinea il prefetto Natalino Manno, ribadendo la necessità di un’azione condivisa.










