Le forze armate israeliane respingono le accuse di maltrattamenti e torture denunciate dagli attivisti della Flotilla fermati durante il blocco navale davanti a Gaza. Dopo giorni di polemiche e testimonianze sui presunti abusi subiti dagli equipaggi, l’Idf interviene ufficialmente sostenendo che tutte le operazioni si siano svolte «nel rispetto dei diritti» e delle procedure previste.
Le testimonianze degli attivisti raccontano invece di violenze sistematiche durante il trasferimento sulle cosiddette “navi prigione” dirette ad Ashdod. Alcuni hanno parlato di una “panic room”, un container buio dove sarebbero avvenuti pestaggi, scariche elettriche e molestie. Secondo una fonte citata da Repubblica, quell’area sarebbe stata controllata da un’unità speciale del Servizio penitenziario israeliano, probabilmente la Nachson.
È la prima presa di posizione ufficiale delle forze armate sulla vicenda. Fino a questo momento a parlare era stato soprattutto il Servizio penitenziario israeliano, finito sotto accusa dopo la diffusione di video girati nel porto di Ashdod, dove alcuni attivisti sarebbero stati umiliati e maltrattati. Le autorità carcerarie avevano però sostenuto che quelle immagini riguardassero aree sotto la competenza dell’Idf e della polizia.
«Respingiamo le accuse di abusi da parte dei soldati durante le operazioni che avevano lo scopo di proteggere il legittimo blocco navale», ha dichiarato a Repubblica l’ufficio del portavoce delle Israeli Defence Forces. Secondo i militari israeliani, gli ordini impartiti alle truppe prevedono «un trattamento rispettoso e appropriato» dei partecipanti alla Flotilla intercettati in mare. L’Idf aggiunge di non essere a conoscenza di episodi specifici che abbiano violato le procedure e assicura che eventuali denunce concrete saranno esaminate.
Intanto la Procura di Roma sta cercando di ricostruire la catena di comando israeliana per accertare eventuali responsabilità. Nell’inchiesta compaiono la Terza Flotta della marina israeliana, le forze speciali Shayetet 13 che hanno abbordato le imbarcazioni, il Servizio penitenziario e la polizia israeliana presente ad Ashdod.
