La commissione Giustizia del Senato ha approvato a maggioranza il nuovo testo del disegno di legge contro la violenza sulle donne, presentato dalla presidente e relatrice Giulia Bongiorno, con voto di 12 favorevoli e 10 contrari. Il provvedimento prevede un aumento delle pene per gli atti sessuali contro la volontà della vittima, fino a 12 anni, e fino a 13 anni in presenza di aggravanti.
Un provvedimento che però al momento sta alimentano il dibattito politico e sociale sulla centralità del consenso e sulle strategie legislative per tutelare le vittime, suscitando proteste e tensioni tra maggioranza, opposizione e movimenti femministi.
Bongiorno ha sottolineato che il testo «mette al centro la volontà della donna» e che non grava alcun onere sulla vittima, ribadendo l’importanza di innalzare le pene. Ha precisato di aver discusso il testo con i gruppi del Senato, ma non con i leader della maggioranza Meloni e Salvini, e ha definito la propria posizione un «dissenso morbido» rispetto ad alcune opposizioni.
Lo scontro in commissione è stato acceso con il Pd: le senatrici Anna Rossomando e Valeria Valente hanno criticato la rimozione della parola «consenso», definendola una «retromarcia inaccettabile» che rinnega l’accordo Meloni-Schlein e peggiora la protezione giuridica per le donne. Michela Di Biase (Pd) ha definito il testo «detto dal patriarcato», pericoloso e retrogrado rispetto alla giurisprudenza e alla Convenzione di Istanbul.
Protesta l’associazione ‘Non una di meno’ davanti al Senato hanno esposto tra gli slogan: «Senza consenso è stupro», poi l’annuncio di eventuali azioni simboliche, anche a San Pietro. Il Pd ha partecipato al presidio, ribadendo che ogni legge deve partire dal consenso della donna. La Lega ha presentato una proposta di legge parallela per aumentare le pene minime per la violenza sessuale, definendola un’iniziativa collettiva «per le donne» e criticando la distinzione tra violenza semplice e aggravata, che secondo loro potrebbe abbassare le pene. Le deputate leghiste hanno sottolineato la necessità di pene esemplari, indipendentemente dalla nazionalità dell’autore del reato, per garantire sicurezza alle donne.










