WATCH: Major secondary explosions after U.S. airstrike near Higuerote Airport, Miranda, Venezuela. pic.twitter.com/JezFG9qxLz
— Clash Report (@clashreport) January 3, 2026
Almeno sette esplosioni hanno scosso Caracas intorno alle 2 del mattino di sabato 3 dicembre, mentre aerei militari sono stati avvistati in volo a bassa quota sopra la capitale venezuelana.
Il governo di Nicolas Maduro ha accusato gli Stati Uniti di aver sferrato un attacco contro infrastrutture civili e militari in diverse aree del Paese.
Le deflagrazioni, visibili da diversi quartieri della città, hanno spinto la popolazione a riversarsi in strada nel timore di nuovi raid.
L’attacco giunge in un clima di estrema tensione, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha intensificato le operazioni militari nel Mar dei Caraibi contro il traffico di droga.
Sebbene il Venezuela si fosse detto pronto a negoziare un accordo sul tema proprio ieri, il presidente Nicolas Maduro ha ribadito che l’obiettivo reale di Washington è un cambio di governo per accedere alle riserve petrolifere nazionali.
Sulla questione è intervenuto con forza il presidente colombiano, Gustavo Petro, che su X ha chiesto l’intervento immediato di Onu e Oas: «In questo momento stanno bombardando Caracas. Allertate tutti, hanno attaccato il Venezuela. Bombardano con missili».
Sul fronte internazionale, il governo italiano monitora con la massima allerta la situazione, data la numerosa presenza di connazionali nel Paese sudamericano.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunicato che l’Unità di crisi della Farnesina è già operativa: «Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata». Al momento non si hanno notizie di coinvolgimento diretto di cittadini italiani nelle esplosioni.









