Da questa mattina gli Stati Uniti, l’Iran e un gruppo di mediatori regionali starebbero discutendo i termini di un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni che potrebbe portare a una fine definitiva della guerra. Intanto sale a 34 morti il bilancio delle vittime degli ultimi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran: lo scrive al Jazeera, precisando che i raid notturni e del mattino hanno causato almeno 23 morti, tra cui sei bambini, nella provincia di Teheran, cinque in una zona residenziale della città di Qom, a sud di Teheran, e sei morti nella città meridionale di Bandar-e Lengeh.
«L’Iran e gli Stati Uniti hanno ricevuto un piano per porre fine alle ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz», riferisce Reuters online citando fonti anonime informate. L’accordo quadro sarebbe stato «elaborato dal Pakistan e scambiato con l’Iran e gli Stati Uniti nel corso della notte», ha affermato la fonte, «delineando un approccio in due fasi con un cessate il fuoco immediato seguito da un accordo globale». L’intesa, provvisoriamente denominata «Accordo di Islamabad, prevedrebbe la riapertura di Hormuz «entro 15-20 giorni», con i colloqui finali in presenza a Islamabad.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che è stata redatta una risposta ai mediatori impegnati a porre fine alla guerra tra Stati Uniti, Israele e l’Iran. Lo riferisce la Bbc. Esmail Baghaei, citato dall’agenzia di stampa statale Irna, ha affermato che il piano in 15 punti condiviso dagli Stati Uniti tramite intermediari «non era in alcun modo accettabile per noi». I negoziati per porre fine al conflitto sono «incompatibili con ultimatum e minacce di commettere crimini di guerra». L’Iran ha stilato una serie di richieste «basate sui nostri interessi e sulle nostre considerazioni».
La controproposta dell’Iran
L’Iran ha comunicato al Pakistan la sua risposta «in 10 punti» alla proposta statunitense di porre fine alla guerra. Lo riferisce l’agenzia Irna citata dai media israeliani, sottolineando che la posizione iraniana si basa sull’esperienza passata e «respinge il cessate il fuoco, sottolineando la necessità di una fine definitiva del conflitto». La risposta include una serie di richieste iraniane tra cui: la fine dei conflitti nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, i risarcimenti e la revoca delle sanzioni.
Trump, la proposta dell’Iran è un grande passo ma insufficiente
«Oggi è un giorno speciale. Celebriamo Gesù e la religione. Il nostro paese sta facendo bene. I listini azionari sono volati a nuovi record. E c’è poi il salvataggio del pilota». Così Donald Trump accanto a Melania Trump nel corso dell’Easter Egg Roll alla Casa Bianca. Martedì è la scadenza definitiva per l’Iran per fare un accordo, ha fatto sapere Trump: «Ho visto tutte le proposte che potere immaginare», ha aggiunto. quella dell’Iran è un «grande passo», ma «non è sufficiente». Lo ha detto Donald Trump ribadendo che l’Iran non può avere l’arma nucleare. «Vedremo cosa succede. La guerra potrebbe finire rapidamente se fanno alcune cose», ha osservato.
La tregua temporanea
L’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz in cambio di una «tregua temporanea». Lo ha detto un alto funzionario iraniano citato da Reuters online, chiedendo l’anonimato e aggiungendo che Teheran ritiene che Washington non sia pronta per una tregua permanente. Il funzionario ha poi confermato che l’Iran ha ricevuto la proposta del Pakistan per un cessate il fuoco immediato e la sta esaminando, aggiungendo che Teheran non accetta di essere messa sotto pressione per accettare scadenze e prendere una decisione. Iran, ’42 agenti di Usa e Israele arrestati’
Intanto la polizia iraniana ha annunciato l’arresto di 42 persone, ritenuti “agenti” legati a Israele e gli Stati Uniti, per avere filmato edifici militari e degli apparati di sicurezza. Secondo un comunicato della Polizia pubblicato dall’agenzia iraniana Isna, i 42 agenti arrestati erano «legati a Israele e agli Stati Uniti» e hanno fotografato e filmato «centri militari e di sicurezza sensibili, inviando poi il materiale a reti ostili».
Il conflitto si amplia
Il Cremlino si astiene dal commentare le dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che chiedeva all’Iran di aprire lo Stretto di Hormuz entro 48 ore o di prepararsi ad «affrontare l’inferno. Abbiamo preso visione di queste dichiarazioni, ma preferiamo non commentare», ha detto il portavoce Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Tass. Peskov ha inoltre osservato che le tensioni in Medio Oriente sono in aumento, con «il conflitto che sta coinvolgendo praticamente l’intera regione. La geografia del conflitto si è ampliata e ora siamo tutti consapevoli delle conseguenze, comprese quelle molto negative per l’economia globale», conclude.
Iran, gli attacchi alle infrastrutture civili sono crimini di guerra
«Le minacce del presidente Donald Trump di attaccare infrastrutture non militari dell’Iran costituiscono crimini di guerra», ha affermato oggi il viceministro degli Esteri per gli affari giuridici e internazionali Kazem Gharibabadi, citato dall’IRNA, sottolineando che «l’Iran darà una risposta decisa, immediata e dolorosa all’aggressione e consigliamo agli Stati Uniti di porre fine alle loro minacce».
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito il messaggio in una telefonata con l’omologo francese, Jean-Noel Barrot, sostenendo che qualsiasi attacco statunitense alle infrastrutture in Iran riceverà una potente risposta da parte delle forze armate della Repubblica Islamica. Lo riportano l’emittente iraniana con sede all’estero ‘Iran International’ e l’agenzia Irna.
«Le conseguenze di tali misure non saranno limitate solo all’Iran e alla regione, ma avranno anche effetti distruttivi sull’energia e sull’economia mondiale», ha sottolineato. Secondo l’Irna, Barrot, da parte sua, ha sottolineato la necessità di porre fine alla guerra e risolvere il conflitto attraverso la diplomazia.
Costa, attacchi a infrastrutture civili in Iran illegali e inaccettabili
«Dopo cinque settimane di guerra in Medio Oriente, è chiaro che solo una soluzione diplomatica potrà risolvere le cause profonde del conflitto. Qualsiasi attacco alle infrastrutture civili, in particolare agli impianti energetici, è illegale e inaccettabile. Questo vale per la guerra della Russia in Ucraina e vale ovunque. La popolazione civile iraniana è la principale vittima del regime iraniano: sarebbe anche la principale vittima di un’escalation della campagna militare». Lo scrive su X il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa.
«Come ho sottolineato nella mia recente conversazione telefonica con il presidente dell’Iran Pezeshkian, l’Unione Europea esorta l’Iran a porre immediatamente fine ai suoi attacchi contro i paesi della regione e a consentire il ripristino della piena libertà di navigazione nello Stretto di Ormuz», prosegue Costa, che in quanto presidente del Consiglio Europeo rappresenta l’Ue nel mondo al livello di capi di Stato e di Governo. «L’escalation non porterà al cessate il fuoco né alla pace. Solo i negoziati potranno farlo, in particolare gli sforzi attualmente in corso guidati dai partner regionali».










