Una persona è stata uccisa a Biddeford, città sulla costa est del Maine, durante un rastrellamento condotto dagli agenti dell’Ice, la controversa agenzia federale statunitense per l’immigrazione. L’organo di controllo è finito da tempo nel mirino dei critici e delle associazioni per i diritti umani a causa dei metodi violenti impiegati contro i civili. A confermare il coinvolgimento dell’agenzia è stato il presidente della Camera dello Stato, Ryan Fecteau, che rappresenta proprio il distretto in cui è avvenuto il fatto. Tramite un messaggio su Facebook, Fecteau ha spiegato che la Polizia di Stato e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza sono intervenuti per raccogliere i dettagli sul posto, aggiungendo di attendersi l’apertura di un’indagine formale da parte dell’Fbi.
Al momento le autorità mantengono il massimo riserbo: non sono stati diffusi il nome della vittima, la sua nazionalità né una ricostruzione ufficiale della dinamica. Questo nuovo decesso rischia però di incendiare un clima già teso, arrivando a pochissimi giorni di distanza da un altro tragico abuso avvenuto a Houston, in Texas, lo scorso 7 luglio. In quell’occasione, gli agenti dell’Ice hanno ucciso Lorenzo Salgado Araujo, un cittadino messicano di 52 anni, padre di tre figli e residente negli Stati Uniti da oltre trent’anni.
Il caso di Araujo ha sollevato enormi polemiche: i federali lo accusavano di aver tentato di investire un agente, ma tre testimoni hanno smentito la versione ufficiale. L’uomo sarebbe fuggito solo per il terrore di essere inseguito da vetture con targa coperta e uomini mascherati a bordo. A peggiorare la posizione dell’Ice, l’assenza di registrazioni video dovuta al mancato utilizzo delle body cam e un dettaglio clamoroso: l’operaio edile, incensurato e in attesa di regolarizzazione, non era l’obiettivo del blitz. Gli agenti cercavano un’altra persona.
