È il giorno di Andy Burnham. Il 56enne ex sindaco di Manchester e “re del Nord” è stato ufficialmente incoronato leader del Labour Party. Nel primo pomeriggio ha tenuto il suo primo discorso a Londra, mentre lunedì diventerà primo ministro, succedendo a Sir Keir Starmer, spodestato dopo uno scaltro e brutale “golpe” di partito.
A catturare l’attenzione è lo slogan scelto da Burnham: “Give back control”, ridare potere e risorse alle comunità dimenticate, troppo a lungo centralizzate su Londra. Un chiaro e provocatorio richiamo al “Take back control” usato dai sostenitori della Brexit nel 2016. Burnham, europeista convinto sposato con una donna olandese, punta a riconnettere il governo con le aree operaie del Nord e delle Midlands, territori storicamente laburisti ma scivolati verso l’euroscetticismo e il populismo di destra. La sua sfida sarà proprio mediare tra l’essere un premier internazionale e il parlare a questo elettorato.
Il suo programma segna una netta rottura con gli ultimi quarant’anni. Burnham ha attaccato la centralizzazione politica e le privatizzazioni degli anni Ottanta, promettendo un’agenda “orgogliosamente laburista” basata su maggiore controllo pubblico, reindustrializzazione e crescita locale. Un esecutivo che promette di essere più unito e inclusivo, capace di governare per il Nord, il Sud, la Scozia, il Galles e l’Irlanda del Nord.
Nonostante il duro scontro interno, Burnham ha reso omaggio a Starmer per aver guidato il Labour dalla storica sconfitta alla grande vittoria del 2024. Ne ha lodato i successi sui diritti dei lavoratori, sulla sanità e sull’approvazione della “Hillsborough Law”, la legge a tutela delle vittime della strage del 1989. Ora si apre una nuova era: Burnham promette di rilanciare la Gran Bretagna rimettendo i territori al centro delle decisioni.
