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«Dava fastidio, abbiamo inscenato un suicidio» nel carcere di Bari: a giudizio il reo confesso dell’omicidio Lacarpia

Ha ammesso di aver agito perché la vittima semplicemente «dava fastidio»

«Dava fastidio, abbiamo inscenato un suicidio» nel carcere di Bari: a giudizio il reo confesso dell’omicidio Lacarpia

Luci sinistre e inquietanti si accendono sulle dinamiche interne al carcere di Bari. La Procura barese ha chiesto e ottenuto il decreto di giudizio immediato nei confronti di Saverio Scarano, 45 anni, detenuto reo confesso dell’omicidio del compagno di cella Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina in Puglia che si trovava a sua volta in reclusione con l’accusa di aver brutalmente ucciso la moglie poche settimane prima.

Scarano, arrestato a gennaio scorso per il delitto consumatosi il 22 ottobre 2024, dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dai futili motivi dinnanzi alla Corte d’Assise di Bari, a partire dal prossimo 8 settembre. Ha ammesso di aver agito perché la vittima semplicemente «dava fastidio».

La trappola notturna e la messinscena del suicidio

La ricostruzione dell’omicidio di Giuseppe Lacarpia svela una fredda e spietata pianificazione. Il giorno del delitto, il 65enne era stato autorizzato a lasciare temporaneamente il penitenziario per recarsi al cimitero a visitare proprio la tomba della moglie.

Quella stessa notte, una volta rientrato, Lacarpia è stato colto di sorpresa nel sonno: Scarano lo ha aggredito alle spalle stringendogli un laccio attorno al collo fino a soffocarlo. Subito dopo, per sviare le indagini, l’assassino ha legato il corpo alla sbarra della testiera del letto nel tentativo di simulare un suicidio per impiccagione.

L’inchiesta della magistratura barese ha fatto emergere come quello di Lacarpia non fosse un caso isolato, bensì la replica di un macabro modus operandi già tentato tre giorni prima. Scarano è infatti accusato, in concorso con il 24enne Vincenzo Guglielmi, del tentato omicidio di Mirko Gennaro, un detenuto di 28 anni che all’epoca divideva con loro la cella.

Il 19 ottobre 2024, secondo i verbali d’indagine, il giovane fu aggredito con una violenza inaudita anticipata da una frase agghiacciante: «Oggi ti devi suicidare». Stando al racconto della stessa vittima, che potrà costituirsi parte civile nel processo, Gennaro fu trascinato con la forza in bagno, preso a calci, pugni e colpi di bastone, e infine appeso alla grata della finestra utilizzando delle corde ricavate dai bordi delle lenzuola. Il 28enne si salvò miracolosamente solo perché perse conoscenza, inducendo gli aggressori a credere che fosse già morto.