La tensione geopolitica in Medio Oriente viaggia lungo il doppio binario delle trattative diplomatiche e delle pressioni militari, a partire dagli sviluppi legati alla navigazione nello Stretto di Hormuz. Nel corso di un intervento a margine del suo volo verso Las Vegas sull’Air Force One ed in una successiva intervista rilasciata all’emittente Fox News, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’intesa per lo sblocco del canale marittimo potrebbe concretizzarsi nel giro di 48 ore, sostenendo di registrare progressi significativi nel dialogo con Teheran: pur paventando la possibilità di inferire colpi ancora più duri qualora le trattative non andassero a buon fine ed assicurando che l’Iran non otterrà mai l’arma atomica, l’inquilino della Casa Bianca ha ribadito la volontà di giungere ad una soluzione negoziale.
Di segno opposto la ricostruzione fornita dalle fonti ufficiali della Repubblica Islamica: un funzionario affiliato al corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha addebitato proprio alle interferenze ed alle minacce della presidenza americana il ritardo nell’accordo quadro con il Sultanato dell’Oman per la gestione della rotta navale. Secondo quanto riferito dalle emittenti iraniane, le trattative tra Teheran e Muscat puntano alla creazione di un nuovo corridoio intermedio nello stretto per garantire la navigazione in sicurezza nel rispetto delle prerogative dello Stato costiero: un quadro che l’Iran intende definire solo in assenza di ricatti ed azioni ostili da parte di Washington.
Sullo sfondo delle dinamiche regionali si registrano infine importanti mutamenti strutturali all’interno dell’organizzazione palestinese Hamas. Secondo quanto svelato dalla testata israeliana Kan News, il gruppo ha iniziato ad organizzare il trasferimento in Turchia dei propri comparti operativi clandestini, inclusi i settori dedicati alla pianificazione strategica ed alla sicurezza informatica, pur mantenendo la rappresentanza pubblica della leadership a Doha. La decisione giunge a margine delle limitazioni logistiche imposte dalle autorità del Qatar agli spostamenti ufficiali dei vertici di Hamas, scaturite dall’irritazione del governo qatariota per la nomina di Khalil al-Hayya – figura storicamente legata all’asse iraniano – a discapito della candidatura di Khaled Meshaal.
