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Tre minori allontanati dalla famiglia a Lanciano: i legali di Pietro Loffredo presentano diffida urgente

Contestato il prelievo dei fratellini da parte dei servizi sociali: «Subito trasparenza e restituzione ai genitori»

Tre minori allontanati dalla famiglia a Lanciano: i legali di Pietro Loffredo presentano diffida urgente
(Foto Ansa)

Un intervento improvviso eseguito dai servizi sociali con l’assistenza delle forze dell’ordine e con presunta autorizzazione della Procura della Repubblica ha portato all’allontanamento di tre bambini di 7, 3 e 4 anni dalla loro abitazione familiare a Lanciano, in provincia di Chieti: a rendere nota la vicenda, avvenuta lo scorso 17 settembre, sono i legali della famiglia, composta dalla madre e dal padre Pietro Loffredo, già genitore della piccola Fortuna Loffredo, barbaramente violentata e uccisa nel 2014 al Parco Verde di Caivano. Secondo quanto ricostruito dai difensori sulla base del racconto dei genitori ancora sconvolti, l’azione si sarebbe svolta senza alcun preavviso o precedente contestazione, con le forze dell’ordine e gli assistenti sociali che avrebbero prelevato i due figli più piccoli direttamente tra le braccia della madre in casa, mentre la sorella maggiore sarebbe stata raggiunta direttamente a scuola prima di trasferire l’intero nucleo di minori presso una casa-famiglia a bordo di vetture civili.

La misura coattiva, motivata verbalmente da presunte criticità igienico-sanitarie e dalla presenza di cani all’interno dell’immobile, ha sollevato la dura reazione del collegio difensivo composto dagli avvocati Angelo Pisani, Sergio Pisani, Rita Ronchi e Antonella Esposito, i quali hanno fermamente contestato le addebiti rivolti ai genitori e inoltrato una formale diffida con istanza urgente a tutte le principali istituzioni dello Stato, tra cui la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Giustizia, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara, il Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, il Comune di Lanciano e il locale Servizio sociale. I legali denunciano la completa assenza di trasparenza nelle operazioni, evidenziando come a oltre ventiquattro ore dai fatti non sia stato notificato alcun verbale o provvedimento formale di convalida giudiziaria, impedendo l’accesso agli atti e lasciando la famiglia senza notizie certe se non per brevi avvertimenti telefonici informali nei quali si suggeriva di collaborare per poter rivedere i minori.

La difesa pone l’accento sulla totale insussistenza dei presupposti d’urgenza stabiliti dall’articolo 403 del Codice Civile e stigmatizza le modalità traumatiche e le privazioni materiali patite dai minori al momento del prelievo: «Quando lo Stato separa un bambino dalla sua famiglia deve assumersi la responsabilità delle proprie decisioni ma soprattutto deve rispettare la legge: alla madre non è stata concessa nemmeno la possibilità di consegnare al bambino di due anni il suo ciuccio, né di raccogliere cambi di vestiti o pigiamini per i figli», hanno dichiarato gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, sottolineando come la privazione di oggetti familiari fondamentali trasformi un presunto intervento di tutela in un trattamento disumano che rischia di causare conseguenze psicologiche irreparabili su bambini già provati e su un genitore che porta il peso della tragica scomparsa della prima figlia. Nell’istanza inviata alle autorità la difesa chiede il rientro immediato dei bambini presso il domicilio familiare, un sostegno psicologico per il nucleo e l’accertamento di eventuali profili di arbitrio nell’operato dei servizi territoriali.