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Ultimatum di Trump all’Iran: «Rinunciate al nucleare o cadranno bombe. Il blocco navale costa a Teheran 500 milioni al giorno»

Un braccio di ferro economico, militare e diplomatico arrivato al punto di non ritorno. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un ultimatum definitivo all'Iran, fissando le condizioni (e le scadenze) per evitare che il Medio Oriente sprofondi in una guerra su vasta scala. Il nodo cruciale è il blocco marittimo imposto dagli…
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(foto di Jose Luis Magana/ LaPresse)

Un braccio di ferro economico, militare e diplomatico arrivato al punto di non ritorno. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un ultimatum definitivo all’Iran, fissando le condizioni (e le scadenze) per evitare che il Medio Oriente sprofondi in una guerra su vasta scala.

Il nodo cruciale è il blocco marittimo imposto dagli Usa a Hormuz, un cappio al collo dell’economia iraniana che Washington non ha alcuna intenzione di allentare senza garanzie scritte. «Il blocco è molto potente, molto forte. Perdono 500 milioni di dollari al giorno finché il blocco è in vigore – ha dichiarato il tycoon a The Hill –. Lo controlliamo noi, non lo controllano loro». Trump ha inoltre smentito categoricamente le indiscrezioni secondo cui il capo dell’esercito pachistano, Asim Munir, gli avrebbe suggerito di rimuovere l’embargo per favorire il dialogo: «Non mi ha detto nulla. Vogliono disperatamente che lo apra, ma non lo farò fino a quando un accordo non sarà firmato».

La missione in Pakistan e la linea rossa sul nucleare

Per tentare di trovare una sintesi, una delegazione americana di altissimo livello è in viaggio in queste ore verso Islamabad. Il gruppo, guidato dal vicepresidente JD Vance e composto da Steve Witkoff e Jared Kushner, atterrerà in serata per dare inizio ai colloqui previsti per domani, martedì.

«Gli iraniani dovrebbero esserci, avevamo concordato di esserci, anche se loro dicono di no. Vedremo se ci saranno o meno. Se non ci saranno, va bene lo stesso», ha commentato il presidente a Pbs, confermando la sua disponibilità a incontrare personalmente la leadership di Teheran se se ne presentasse l’occasione. Tuttavia, ha chiarito al New York Post, la richiesta americana è una sola e non è negoziabile: «Sbarazzatevi delle armi nucleari. È molto semplice. Non ho intenzione di farmi mettere fretta nel concludere un accordo. Abbiamo tutto il tempo del mondo».

Il tempo, in realtà, stringe. Il cessate il fuoco scadrà mercoledì sera (ora di Washington) e Trump ha ribadito a Bloomberg che una sua proroga in assenza di un accordo è «altamente improbabile». Cosa succederà dopo la scadenza? La risposta del presidente non lascia spazio a interpretazioni: «Inizieranno a esplodere molte bombe. Se non ci sarà l’accordo, mi aspetto che i combattimenti riprendano».

Nel suo consueto stile diretto, Trump ha poi affidato al suo social Truth una riflessione che suona come una chiamata alla rivolta interna in Iran, evocando esplicitamente un ribaltone politico: «Se i nuovi leader iraniani (cambio di regime!) sono intelligenti, l’Iran avrà un futuro prospero. Potrebbe essere davvero un Paese meraviglioso». Infine, ha respinto le accuse di essersi fatto trascinare nel conflitto da Tel Aviv: «Israele non mi ha mai convinto a entrare in guerra con l’Iran, il 7 ottobre ha semplicemente rafforzato la mia opinione di lunga data che l’Iran non potrà mai avere un’arma nucleare».

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