Il taglio delle agevolazioni fiscali e dei crediti d’imposta del piano Transizione 5.0, destinati agli interventi di efficientamento energetico e digitalizzazione delle imprese, previsti dal decreto legge n. 38 del 2026 rischia di «compromettere il percorso di transizione energetica delle imprese, con effetti negativi in termini di crescita economica, occupazione e sostenibilità ambientale».
Lo afferma il deputato del Partito democratico, Claudio Stefanazzi, in un’interrogazione rivolta ai ministri delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
Nella sua interrogazione, Stefanazzi ricorda che «il piano Transizione 5.0 rappresenta uno degli strumenti principali di sostegno agli investimenti delle imprese italiane nei processi di digitalizzazione, efficientamento energetico e transizione ecologica, con particolare riferimento agli interventi volti all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e alla riduzione dei consumi energetici».
I tagli previsti dal decreto legge n. 38, prosegue il deputato dem, «incidono in maniera rilevante sugli incentivi per la realizzazione di impianti fotovoltaici e sugli investimenti connessi all’autonomia energetica delle imprese, determinando una sospensione o un rinvio di numerosi progetti già programmati».
Stefanazzi sottolinea, inoltre, che «numerose associazioni di categoria, tra cui Confindustria Puglia, hanno espresso forte preoccupazione per le conseguenze delle suddette modifiche, evidenziando il rischio concreto di un rallentamento degli investimenti industriali e di una perdita di competitività del sistema produttivo regionale». E «in un contesto caratterizzato da costi energetici ancora elevati rispetto alla media europea, il ridimensionamento degli incentivi rischia di compromettere il percorso di transizione energetica delle imprese, con effetti negativi in termini di crescita economica, occupazione e sostenibilità ambientale».
La Puglia, dice ancora Stefanazzi, «rappresenta uno dei territori maggiormente coinvolti nei processi di transizione energetica e digitalizzazione industriale, con numerosi progetti già avviati o in fase di programmazione che potrebbero subire ritardi o essere definitivamente sospesi a causa dell’incertezza normativa e finanziaria determinata dalle recenti modifiche; risulta inoltre – prosegue il deputato pugliese – che il ridimensionamento delle misure di sostegno stia generando un clima di forte incertezza tra gli operatori economici, con conseguente impatto negativo sull’intero indotto produttivo e sul comparto dell’edilizia legata alla riqualificazione energetica».
L’onorevole Stefanazzi sottolinea, ancora, che «il successo delle politiche di transizione digitale ed energetica dipende in larga misura dalla stabilità del quadro normativo e dalla prevedibilità delle misure di sostegno agli investimenti». E lancia l’allarme: «Una eventuale riduzione degli incentivi destinati agli investimenti in efficienza energetica e autoproduzione da fonti rinnovabili potrebbe rallentare in maniera significativa il raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei in materia di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale».
Stefanazzi, dunque, chiede ai ministri se «il Governo disponga di una stima del numero di investimenti che saranno presumibilmente sospesi o rinviati, a livello nazionale e con specifico riferimento alla Regione Puglia, a seguito delle modifiche intervenute nel decreto-legge appena adottato; se il Governo intenda adottare misure correttive o integrative, anche di natura normativa o finanziaria, volte a garantire la continuità degli investimenti già programmati dalle imprese e a evitare il blocco dei cantieri in corso; quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per tutelare il sistema produttivo delle regioni maggiormente coinvolte nella transizione energetica, tra cui la Regione Puglia, assicurando condizioni di stabilità e certezza agli operatori economici».









