Scene di forte tensione a Sion, in Svizzera, dove sono in corso gli interrogatori sull’incendio del discobar “Le Constellation” di Crans-Montana, costato la vita a 41 giovani la notte di Capodanno. All’arrivo dei proprietari, Jacques e Jessica Moretti, alcuni familiari delle vittime si sono scagliati contro di loro gridando: «Avete ucciso i nostri figli». La coppia, indagata per la strage, è riuscita a entrare nell’edificio solo grazie alla protezione della polizia. Ne sono seguiti spintoni, urla e un acceso scambio verbale, in particolare tra una madre e Jacques Moretti.

Ieri è stato interrogato Jacques Moretti, che ha respinto ogni accusa, attribuendo eventuali responsabilità al Comune e al Cantone. Secondo la sua versione, il locale era sicuro e, se non lo fosse stato, i controlli spettavano alle autorità. Ha sostenuto che l’impianto di ventilazione non sarebbe mai stato verificato dagli enti competenti e ha spiegato che i quattro estintori presenti non furono utilizzati perché, nel panico, tutti pensarono a fuggire. Quanto alla mancanza di segnaletica catarifrangente, ha dichiarato di averla fissata con nastro biadesivo, ma che si staccava facilmente.
Moretti ha inoltre minimizzato i dubbi sull’infiammabilità dei materiali nel seminterrato, come la schiuma fonoassorbente e la colla usata per fissarla, raccontando di aver persino utilizzato un cannello per scurire il legno senza provocare incendi.
Dalle indagini emergono però criticità nei controlli: il Comune non considerava il locale una priorità nonostante la capienza di 200 persone e la struttura interrata. Problemi informatici avrebbero inoltre rallentato le ispezioni. Solo il 6 gennaio, una settimana dopo la tragedia, sono iniziate le verifiche urgenti sui pubblici esercizi.









