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Abusi edilizi alla Torre Milano, tutti assolti nella prima sentenza sull’urbanistica

La Procura aveva chiesto otto condanne e la confisca della torre, un edificio di oltre 87 metri e 24 piani realizzato prima del 2022

Abusi edilizi alla Torre Milano, tutti assolti nella prima sentenza sull’urbanistica
(Foto ANSA – Matteo Corner)

Arriva il primo, atteso verdetto sulle inchieste che da quasi quattro anni scuotono la gestione urbanistica milanese. Nel processo relativo alla costruzione del grattacielo Torre Milano di via Stresa, la giudice Paola Braggion della settima sezione penale del Tribunale del capoluogo lombardo ha assolto con formula piena («il fatto non costituisce reato») gli otto imputati coinvolti a vario titolo con le accuse di abuso edilizio e lottizzazione abusiva.

In una nota, il presidente del Tribunale, Fabio Roia, chiarisce come tutti i soggetti abbiano agito in buona fede e nel rispetto delle regole comunali vigenti all’epoca dei fatti.

La sentenza spazza via l’ipotesi della pm Marina Petruzzella, che lo scorso aprile aveva chiesto otto condanne e la confisca della torre, un edificio di oltre 87 metri e 24 piani realizzato prima del 2022. Secondo la Procura, l’opera era stata “spacciata” per una ristrutturazione ed edificata tramite una semplice Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) con atto d’obbligo, anziché attraverso un permesso di costruire subordinato a un piano attuativo con convenzione urbanistica.

Le motivazioni del verdetto, attese entro 90 giorni, poggiano sull’assenza dell’elemento soggettivo del reato, sia doloso sia colposo. Il Tribunale ha rilevato che la Scia risale al 2018 e che «la prassi consolidata del Comune di Milano, discendente dall’applicazione della Legge Regionale, del PGT e del Regolamento Edilizio, avvallata dall’Avvocatura Comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 con la circolare n. 1 del Comune e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato». Solo negli ultimi anni, infatti, la giurisprudenza penale, amministrativa e costituzionale ha mutato orientamento sul concetto di ristrutturazione edilizia.

I costruttori Carlo e Stefano Rusconi e i tecnici comunali avrebbero dunque seguito le procedure amministrative regolari per il contesto dell’epoca. Tra i dipendenti pubblici figurano Giovanni Oggioni (ex direttore dello Sportello unico edilizia, per cui erano stati chiesti 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda), Franco Zinna (ex dirigente della Direzione Urbanistica), e i funzionari Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi. Assolto dall’accusa di falsa attestazione anche il progettista Gianni Maria Beretta: per lui è stata riconosciuta la mancanza di dolo poiché ha attestato ciò che era ritenuto corretto prima dei mutamenti giurisprudenziali del quinquennio successivo (accusa per la quale era comunque già scattata la prescrizione). Il Comune di Milano, individuato come parte offesa dai magistrati, aveva scelto di non costituirsi parte civile nel processo.