La terza giornata di proteste sociali in Francia ha fatto registrare una flessione complessiva della partecipazione popolare, pur lasciando spazio a momenti di forte tensione e guerriglia urbana. A Parigi, dove il corteo principale si era svolto in un clima di sostanziale calma, la situazione è degenerata nelle fasi conclusive nei pressi di Porte de Charenton, quando gruppi di casseurs hanno iniziato a lanciare razzi e fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine, danneggiando arredi urbani e pensiline. La reazione della polizia non si è fatta attendere, con cariche mirate e l’impiego di agenti in assetto antisommossa per disperdere i facinorosi vestiti di nero. I dati ufficiali della prefettura evidenziano un calo dei numeri rispetto alle scorse settimane: nella capitale sono scese in piazza 70.000 persone, a fronte delle 110.000 della settimana precedente, mentre su scala nazionale il ministero dell’Interno ha conteggiato 320.000 manifestanti, registrando una progressiva contrazione rispetto ai 410.000 e ai 550.000 registrati nei precedenti appuntamenti.
Le tensioni non hanno risparmiato altre importanti aree del Paese, estendendosi rapidamente a Tolosa, Rennes e Marsiglia. Proprio nel capoluogo della Provenza la situazione è apparsa particolarmente complessa a causa di un corteo non preannunciato, che ha spinto le forze di sicurezza a intervenire massicciamente con l’uso di idranti e gas lacrimogeni per contenere la folla. Dal cuore della manifestazione parigina, il leader politico Jean-Luc Mélenchon è intervenuto pubblicamente per ribadire la legittimità delle rivendicazioni popolari e denunciare la necessità di tutelare l’incolumità pubblica: «Le nostre rivendicazioni sono un diritto, anche quella di manifestare in sicurezza. Vinceremo», ha scritto in un messaggio social diffuso durante gli scontri.
