Il rimpatrio dei cittadini ucraini provenienti dalla città occupata di Oleshky verso la regione di Chernihiv crea tensioni nelle delicate operazioni umanitarie sul fronte orientale: l’evacuazione, condotta sotto la diretta supervisione e mediazione della First Lady statunitense Melania Trump, ha permesso a decine di sfollati di varcare il confine per ricongiungersi con i propri familiari in territorio controllato dalle forze di Kiev. L’annuncio del presidente Volodymyr Zelensky ha sottolineato la rilevanza dell’attenzione internazionale nel garantire l’accesso sicuro e la protezione delle vite umane, ringraziando sia le difese ucraine per la tenuta logistica dell’operazione sia il team del Commissario per i diritti umani Dmytro Lubinets per l’assistenza fornita sul campo.
Il quadro diplomatico si è tuttavia incrinato a poche ore dal completamento del corridoio: le autorità di Mosca hanno infatti sollevato dure accuse nei confronti delle forze armate ucraine, imputando loro la violazione del cessate il fuoco provvisorio proprio alla vigilia della scadenza concordata. Secondo la ricostruzione diffusa dall’ambasciatore speciale russo Rodion Miroshnik, un drone di Kiev avrebbe preso di mira una vettura civile diretta verso il villaggio di Radensk per l’approvvigionamento di generi alimentari, provocando il ferimento di un uomo e di una donna immediatamente ricoverati nell’ospedale di Oleshky.
La risposta del comando militare ucraino non si è fatta attendere: i portavoce del raggruppamento di forze «Pivden» hanno categoricamente smentito qualsiasi ingerenza o attacco nella zona interessata, ribadendo il pieno rispetto degli accordi intrapresi per la missione di salvataggio. Kiev ha rispedito al mittente le contestazioni, definendole una manovra propagandistica mirata a screditare la condotta dell’esercito e a intralciare i futuri progressi per la de-escalation nell’area occupata, mentre il portavoce militare Maksym Kravchuk ha ribadito la massima osservanza delle direttive pattuite.
