Sale la tensione tra la Russia e l’Europa in scia alle accuse formulate da Berlino nei confronti di Mosca per i droni individuati all’aeroporto di Lipsia, mentre al centro del dibattito tra i ministri degli Esteri europei riuniti al Gymnich finiscono il nuovo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino e il nodo degli asset russi congelati da destinare al sostegno dell’Ucraina.
«Noi non siamo contrari in linea di principio, però bisogna vedere se ci sono le posizioni giuridiche per farlo»: con queste parole il ministro degli Esteri Antonio Tajani, al suo arrivo alla riunione informale, si è espresso in merito alle sollecitazioni giunte da diversi partner europei per procedere alla confisca dei beni di Mosca. «Il tema è sempre stato quello, che ci possono essere dei problemi di tipo giuridico per poter intervenire: ne abbiamo parlato più volte e la decisione non è stata presa proprio per questo motivo, non da un punto di vista politico, ma proprio da un punto di vista legale», ha precisato il titolare della Farnesina.
Sulla necessità di imprimere una svolta reattiva si è mostrata invece perentoria l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Kaja Kallas, soffermandosi sulle sanzioni in fase di definizione: «Abbiamo iniziato con un numero limitato di nuove aggiunte ma gli Stati membri ne hanno proposte molte di più: ovviamente bisogna verificare che tutto sia legalmente in regola e questo richiede tempo, ma vedendo questi attacchi ibridi in tutta Europa, penso che possano dare una svegliata ai Paesi che forse non si sono dimostrati così determinati su questo fronte». L’esponente europea ha ribadito la gravità del momento sottolineando che «se vogliamo porre fine a questa guerra, dobbiamo tutti concentrare i nostri sforzi e portarli a un nuovo livello», confermando al contempo i passi formali compiuti dalle diplomazie comunitarie: «Abbiamo convocato l’ambasciatore russo così come hanno fatto molti Stati membri».
A sollecitare un impegno corale sui sistemi di intercettazione è stato poi il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che al suo arrivo all’incontro ha lanciato un appello diretto agli alleati: «Credo che alcuni Stati membri dispongano ancora di risorse di cui dobbiamo discutere insieme affinché questi terribili attacchi con missili balistici e droni non possano avere successo: credo che ci stiamo avvicinando a un momento decisivo e quanto più saremo uniti in Europa, anche al di là della cerchia degli Stati membri dell’Ue, tanto più riusciremo a porre finalmente fine a questo conflitto».
