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Teheran-Washington, negoziati possibili dopo i pellegrinaggi religiosi a La Mecca

Teheran-Washington, negoziati possibili dopo i pellegrinaggi religiosi a La Mecca

Una telefonata “prolungata e drammatica” tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu avrebbe segnato la notte diplomatica internazionale, secondo quanto riportano i media israeliani. Al centro del colloquio, la gestione della crisi con l’Iran e la tenuta di un fragile equilibrio regionale, mentre Washington avrebbe deciso di sospendere la ripresa delle ostilità su pressione dei Paesi del Golfo, accompagnando la scelta con un nuovo ultimatum a Teheran di due o tre giorni.

La tensione resta altissima. Dai Pasdaran sono arrivate nuove minacce, in risposta alle pressioni occidentali: «Se l’aggressione contro l’Iran si ripeterà, la guerra regionale che è stata promessa si estenderà questa volta oltre la regione, e i nostri colpi devastanti vi faranno precipitare in luoghi che non potete nemmeno immaginare». Parole che alimentano il timore di un’escalation diretta tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Sul fronte diplomatico, secondo fonti citate da Al Arabiya, un nuovo round di negoziati tra Washington e Teheran potrebbe svolgersi a Islamabad dopo il pellegrinaggio dell’Hajj alla Mecca, in programma dal 25 al 30 maggio. Sempre secondo le stesse fonti, sarebbero in corso contatti avanzati per definire un possibile accordo tra le due capitali, con l’obiettivo di chiudere il conflitto in Medio Oriente.

Ulteriori indiscrezioni riportate da Iran International indicano che il testo dell’intesa sarebbe in fase di finalizzazione e che un annuncio potrebbe arrivare “entro poche ore”. Nel quadro negoziale emergerebbe anche un ruolo del Pakistan: il capo dell’esercito Asim Munir potrebbe recarsi in Iran per presentare una versione definitiva del documento.

Nel frattempo, Israele mantiene il massimo livello di allerta. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno confermato uno stato di “massima preparazione” dopo i nuovi scambi di minacce tra Teheran e Washington. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha ribadito che l’esercito ha “colpito e indebolito l’Iran e l’asse filo-iraniano in modo sistematico” e che continuerà ad agire “finché sarà necessario”, sia su fronti vicini che lontani.