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Dal duplice omicidio all’ergastolo: Antonio De Marco si laurea in Filosofia in carcere a Lecce

Dal duplice omicidio all’ergastolo: Antonio De Marco si laurea in Filosofia in carcere a Lecce

Una parabola che si snoda tra le mura del carcere di Borgo “San Nicola” a Lecce, dove il silenzio sul sangue versato si incrocia con il suono di una proclamazione accademica. Antonio De Marco, il 25enne di Casarano condannato all’ergastolo definitivo per il barbaro omicidio dell’arbitro Daniele De Santis e della fidanzata Eleonora Manta, si è laureato in Filosofia.

Nei giorni scorsi, una commissione d’esame dell’Università del Salento ha varcato le soglie del penitenziario per assistere alla discussione della tesi triennale, completata dal giovane in appena due anni e mezzo e dedicata a uno dei suoi filosofi prediletti.

De Marco, che fino a pochi giorni prima del delitto frequentava Scienze infermieristiche, ha ridefinito la sua quotidianità dietro le sbarre abbandonandosi ai libri di teologia e filosofia. Un percorso iniziato simbolicamente il 27 settembre 2020, giorno del suo ingresso in cella, quando come primo desiderio chiese alla direzione di poter leggere Le Confessioni di Sant’Agostino, capolavoro incentrato sul tema della conversione.

A questa apparente ascesa intellettuale, tuttavia, non è mai corrisposta un’evoluzione sul piano umano o processuale. In quasi sei anni, De Marco non ha mai espresso una parola di pentimento, né ha mai indirizzato un messaggio di scuse ai familiari dei due fidanzati, trucidati con 79 coltellate il 21 settembre 2020 nel loro primo giorno di convivenza. L’assassino ha scelto la via del totale isolamento, disertando regolarmente tutte le udienze dei processi e rinunciando persino al ricorso in Cassazione, accettando così il carcere a vita.

Le lettere dal carcere e il desiderio di trasferimento

Il disagio della detenzione, unito a quella che definiva un’eccessiva “pressione mediatica” che gli impediva di studiare serenamente, ha spinto più volte i suoi legali, Andrea Starace e Giovanni Bellisario, a chiedere il trasferimento nel carcere milanese di Bollate, struttura d’eccellenza per i percorsi di reinserimento.

Una sofferenza, quella della vita ristretta, che lo stesso De Marco aveva confidato in una lettera recapitata tramite il cappellano a una sua ex collega di università. Anche in quella missiva, densa di sfoghi sul proprio malessere psicologico, l’ergastolano si è guardato bene dal fare il minimo accenno al massacro di via Montello, per il quale la difesa ha tentato invano di dimostrare l’infermità mentale.

La casa dell’orrore diventa un B&B

Mentre il destino dell’assassino si cristallizza nella routine dello studio in cella, la realtà fuori prova faticosamente a voltare pagina, partendo proprio dal luogo del delitto. L’appartamento all’ultimo piano del civico 2 di via Montello a Lecce, dove si consumò la tragedia della giovane coppia (lui stimato arbitro di Lega Pro, lei solare funzionaria Inps), ha trovato un nuovo futuro.

Rimasto sbarrato e abbandonato per anni come un tetro monumento al dolore, l’immobile è stato ufficialmente venduto dalla famiglia De Santis. I nuovi proprietari lo ristruttureranno completamente per trasformarlo in una struttura ricettiva. Una scelta fortemente simbolica: laddove la furia cieca di un ex coinquilino spezzò i sogni di due giovani all’inizio della loro vita insieme, nascerà ora un luogo dedicato all’ospitalità, ai viaggiatori e all’accoglienza, nel tentativo di ridare luce e vita a un indirizzo per troppo tempo associato alla morte.