Sarà Antonio Tajani a illustrare al Parlamento perché e con quale prospettiva l’Italia parteciperà alla prima riunione del Board of Peace per Gaza in veste di osservatore. Le comunicazioni del ministro degli Esteri sono state fissate per domani (alla Camera alle 13.30, in definizione l’orario in Senato) ma non è ancora chiaro chi poi volerà negli Usa giovedì: la soluzione più probabile appare Tajani, ma non è esclusa l’ipotesi che Giorgia Meloni decida di rispondere in prima persona all’invito di Donald Trump.
Una scelta che comunque le opposizioni stanno contestando duramente. Poco meno di un mese fa, davanti al bivio della firma per aderire all’organismo creato da Trump, c’è stato anche un confronto tra Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «massima consonanza» e niente adesione, per l’incompatibilità tra lo statuto del Board e l’articolo 11 della Costituzione. Secondo la premier, però, autoescludersi da questa iniziativa non è intelligente, e così l’Italia ha accettato l’invito alla prima riunione con lo status di osservatore.
Lo scenario
La situazione è fluida. Ai vertici dell’esecutivo sono ore di delicate valutazioni e confronti anche con i partner europei, si studiano le adesioni e l’agenda dell’appuntamento di Washington. Ancora una volta serve un accorto esercizio di equilibrismo: vanno evitate fughe in avanti rispetto agli alleati Ue freddi sul Board, ma anche mosse che possano indispettire la Casa Bianca. Il ruolo di osservatore suggerisce di schierare il ministro degli Esteri, sulla carta sarebbe sovradimensionata la partecipazione del capo di governo. Ma nei contatti Roma-Washington nelle prossime ore lo scenario potrebbe cambiare.
Se si aprisse la possibilità di un faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti la missione avrebbe un altro peso.
L’ultimo confronto con Trump reso pubblico da Meloni risale a circa tre settimane fa, quando la premier ha chiarito al presidente americano gli «oggettivi problemi costituzionali» dell’Italia ad aderire al Board, chiedendogli di «riaprire la sua configurazione». Si lavora anche al testo delle comunicazioni di Tajani, che saranno seguite dalla votazione delle risoluzioni, in modo che la maggioranza possa dare il mandato politico all’esecutivo. La scelta di presentarsi in Parlamento è stata presa dal governo dopo un confronto tra lo stesso ministro e la premier.
Ieri in mattinata Montecitorio e Palazzo Madama hanno avviato i contatti con i capigruppo per calendarizzare l’appuntamento. Con fonti della Presidenza del Senato che rilevavano «la irritualità» della richiesta di un passaggio parlamentare avanzata da Pd, M5s e Avs «solo a mezzo stampa (quasi fosse più una petizione di principio che una effettiva richiesta)». Le opposizioni contestano la scelta dell’esecutivo di aderire all’iniziativa di Trump. «Mi chiedo fino a che punto Meloni voglia umiliare la tradizione diplomatica di questo Paese per non scontentare Trump – attacca la segretaria del Pd Elly Schlein -. Quello che sta facendo aggira la Costituzione, che dice che l’Italia non può partecipare a degli organismi sovranazionali non in condizioni di parità».










