Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza (418 sì, 218 no, 30 astenuti) il nuovo regolamento sui rimpatri dei migranti irregolari, sbloccando un negoziato fermo da quasi vent’anni. Il testo, sostenuto dal Partito Popolare Europeo e dalle forze di destra, introduce norme stringenti per accelerare le espulsioni: obbligo di lasciare subito il territorio Ue, possibilità di trattenimento amministrativo fino a 24 mesi e misure investigative come perquisizioni e sequestro di dispositivi elettronici.
La novità più rilevante è la facoltà di trasferire i migranti (esclusi i minori non accompagnati) in appositi centri di rimpatrio situati in paesi terzi, purché questi garantiscano il rispetto dei diritti umani e il principio di non respingimento. Alcune norme, incluse quelle sulla dimensione esterna dei rimpatri, entreranno in vigore subito dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, mentre le altre scatteranno dopo 12 mesi.
Il voto spacca la politica italiana. Per il centrodestra si tratta di una vittoria storica: il vicepremier Tajani e i rappresentanti di Forza Italia e Fratelli d’Italia rivendicano il provvedimento come la conferma che la linea del governo Meloni – ispirata al protocollo con l’Albania e al contrasto dei flussi, già ridotti del 60% – è ora il modello di riferimento in Europa. Di tutt’altro avviso gli eurodeputati di Alleanza Verdi e Sinistra (tra cui Salis e Lucano), che denunciano la nascita di una “caccia al migrante in stile Usa” e la fine del diritto d’asilo, accusando i Popolari di essersi alleati con l’estrema destra.
