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Suicidio assistito: l’Emilia-Romagna approva la legge regionale

La pratica, legale in Italia dal 2019 grazie a una sentenza della Corte costituzionale, non ha ancora una legge nazionale

Suicidio assistito: l’Emilia-Romagna approva la legge regionale
Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, in un frame da un video dell’Associazione a sostegno del fine vita, 23 giugno 2026 ANSA / ufficio stampa Associazione Luca Coscioni ++FOTO DIFFUSA DALL’UFFICIO STAMPA – USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO – NON ARCHIVIARE – FOTO NON IN VENDITA – DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI – NPK+++

Il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato, con i voti della maggioranza di centrosinistra, la legge per regolamentare il suicidio assistito. L’Emilia-Romagna diventa così la terza regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una norma in materia. La pratica, legale in Italia dal 2019 grazie a una sentenza della Corte costituzionale, non ha mai visto l’approvazione di una legge nazionale che ne definisca tempi e procedure, spingendo le autonomie locali a intervenire.

Il testo approvato si basa sulla proposta “Liberi Subito” promossa dall’associazione Luca Coscioni e recepisce le quattro condizioni stabilite dalla Consulta per l’accesso alla morte assistita. Per richiedere la procedura, la persona deve essere capace di intendere e di volere, essere affetta da una patologia irreversibile, patire sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili ed essere dipendente da trattamenti di sostegno vitale.

La nuova legge impone risposte «senza ingiustificati ritardi» e disciplina i passaggi operativi: ciascuna domanda sarà vagliata da una commissione multidisciplinare composta da diversi specialisti clinici (tra cui anestesista, palliativista, psichiatra e medico legale) e sottoposta al parere non vincolante del comitato etico regionale (COREC). Spetterà infine alle aziende sanitarie locali garantire il farmaco e gli strumenti per l’autosomministrazione.

La legge supera la precedente delibera di giunta del 2024, contestata dal Governo Meloni, consolidando il quadro normativo regionale.