Uno Stato che «non si gira dall’altra parte», difende «chi ci difende» e restituisce «sicurezza e libertà ai cittadini». Giorgia Meloni rivendica, dopo due ore di Consiglio dei ministri, il nuovo pacchetto sicurezza, frutto di un serrato confronto preventivo con il Quirinale. «Non misure spot», assicura la premier, ma «un ulteriore tassello» della strategia dell’esecutivo, convinta che serva «un approccio più duro» sulla sicurezza. Reso necessario anche perché finora «un certo doppiopesismo della magistratura» ha reso «difficile» difendere i cittadini.
La rabbia della premier
Si dice «indignata» la premier, che preferisce l’intervista tv su Rete4 alla conferenza stampa a Palazzo Chigi dove manda i ministri, per la scarcerazione di alcuni dei responsabili degli scontri di Torino. «Non ragazzini che vogliono fare un po’ casino» ma persone «organizzate» che «agiscono contro lo Stato». Difende l’intero pacchetto, spiega, come ha chiesto di fare anche al resto del governo in Cdm, le nuove misure, assicurando che non c’è alcuno «scudo penale».
Semmai – prosegue – quello ce l’hanno avuto finora «i centri sociali» perché «scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente». Da ora in poi invece, «non c’è più obbligo di iscrizione nel registro degli indagati quando è palese che ti sei difeso». Semplice. Di immigrazione, parte iniziale del pacchetto, ci si occuperà la prossima settimana (mentre entro «due settimane» arriverà il tanto atteso decreto bollette), con la delega per recepire il Patto Ue e un disegno di legge per contrastare l’immigrazione illegale che conterrà anche il blocco navale.
Le mosse
Meloni spiega che intanto con il decreto legge è stata cancellata una «cosa surreale», cioè «l’automatismo» che prevedeva fino a oggi che se un immigrato «fa ricorso» sull’espulsione gli si deve «anche pagare l’avvocato» indipendentemente «dalla sua condizione economica». Col pacchetto sicurezza, sintetizza Carlo Nordio in conferenza stampa «cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare» che «si ripetano» i «tristi momenti» delle BR.
E non si introducono norme «liberticide» garantisce Matteo Piantedosi, riferendosi a una delle novità più controverse, il fermo preventivo di 12 ore di cui, nella stesura finale, il magistrato deve essere informato e può decidere il rilascio immediato se mancano le condizioni. «C’è stata una proficua interlocuzione con il Colle, ci sono state giuste sottolineature ma il testo del fermo preventivo è sempre stato così», insiste Piantedosi, puntualizzando: «Conosciamo un minimo di diritto».










