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Sea Watch, Piantedosi: «Impugneremo le sentenze». Meloni critica i giudici, Ong difende diritto internazionale

Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato la vicenda della Sea Watch a margine dell’inaugurazione dell’ufficio PolMetro della Questura di Roma alla Stazione Termini. Sulle recenti sentenze che coinvolgono le navi della ong Sea Watch, il ministro ha spiegato che «lo Stato continuerà a impugnarle, valorizzando il sistema giudiziario a tre gradi di giudizio». In…
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Foto di Ansa

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato la vicenda della Sea Watch a margine dell’inaugurazione dell’ufficio PolMetro della Questura di Roma alla Stazione Termini. Sulle recenti sentenze che coinvolgono le navi della ong Sea Watch, il ministro ha spiegato che «lo Stato continuerà a impugnarle, valorizzando il sistema giudiziario a tre gradi di giudizio». In merito all’ipotesi di “blocco navale”, Piantedosi ha precisato che si tratta di «una proposta normativa destinata alle aule parlamentari» e ha rivendicato la «riduzione degli arrivi irregolari» grazie alle politiche del governo.

Il Tribunale di Catania ha sospeso il 18 febbraio il fermo amministrativo di 15 giorni e la multa alla Sea Watch 5, relativa a un salvataggio di 18 migranti in acque internazionali nella zona SAR libica, con assegnazione di Catania come porto sicuro. La ong aveva deciso di non comunicare le coordinate alle autorità libiche a causa delle violazioni dei diritti umani. In precedenza, il tribunale di Palermo aveva stabilito che lo Stato dovrà risarcire la Sea Watch per oltre 76mila euro per il fermo della nave Carola Rackete nel giugno 2019, che aveva forzato il blocco navale di Lampedusa per far sbarcare 42 migranti.

Giorgia Meloni ha definito le sentenze «politicizzate» e ha ribadito la volontà del governo di difendere confini e sicurezza. La Sea Watch ha invece sottolineato che la disobbedienza civile della nave rappresenta la protezione del diritto internazionale, contrastando l’accusa di arroganza avanzata dal governo e riconosciuta dai tribunali come rispetto dei diritti fondamentali.

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