La Corte di Cassazione ha scritto la parola fine sul tragico omicidio di Saman Abbas, la diciottenne pachistana uccisa a Novellara (Reggio Emilia) nella primavera del 2021. Diventano definitive le condanne all’ergastolo per i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Definitiva anche la pena a 22 anni di reclusione per lo zio, Danish Hasnain. I giudici hanno rigettato tutti i ricorsi, confermando le aggravanti di premeditazione e futili motivi.
Saman fu strangolata e sepolta in un casolare per essersi opposta a un matrimonio forzato e aver rivendicato la propria libertà. Il corpo fu ritrovato solo nel novembre 2022. Una vicenda che lascia ferite profonde: la vita del fratello Ali Haider «sarà per sempre distrutta», ha spiegato l’avvocata Valeria Miari, sottolineando il costante supporto delle istituzioni nel suo percorso. La sentenza rappresenta «una svolta sul piano sociale e giuridico», ha dichiarato l’avvocata Maria Teresa Manente (Differenza Donna): «Saman è stata uccisa perché ribelle alle regole patriarcali». Sulla pronuncia è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, ribadendo che in Italia non c’è spazio per violenze giustificate da «presunte motivazioni culturali o religiose».
Per Barbara Iannuccelli, legale del fidanzato di Saman, resta l’amarezza di aver dovuto combattere duramente «per riaffermare l’inviolabilità del diritto alla vita di una diciottenne che voleva solo decidere chi amare». Una giustizia arrivata dopo un lungo percorso, che non restituirà Saman alla vita, ma ne sigilla definitivamente la memoria e la dignità.
