«A chi vanno queste armi? Attenzione il tema è in che mani finiscono perché non c’è un rapporto esercito-esercito. Cosa succede fra due mesi? Queste armi avvicinano la pace? Salvano la vita dei civili ucraini o condannano altri civili ucraini? Quando si parla di guerra bisogna sempre essere molto prudenti, attenti e cauti». Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, intercettato nei pressi del Senato.
«Io all’inizio, come la stragrande maggioranza degli italiani, ho detto subito sì, senza se e senza ma, all’invio di aiuti economici, umanitari e militari per l’Ucraina. Sono passati due mesi, è servito? Inizio ad avere dei dubbi. Adesso secondo me Zelensky e Putin potrebbero e dovrebbero sedersi a un tavolo. Non vorrei che ci fosse qualcun altro, per altri interessi, a non volerli fare sedere al tavolo», aggiunge il leghista.
Sulla sua ipotetica visita, il leader del Carroccio specifica: «Se io potessi essere utile andando a parlare con Zelensky, con Putin, con Biden o con chiunque per avvicinare la pace, lo farei. Se andrò in Russia? Se servisse ci andrei, ma non so neanche dove ho il passaporto e non ho chiesto visti. Bisogna lavorare per la pace, e io ringrazio il Santo Padre per le sue parole di speranza e saggezza. Non so Draghi a quali armi faccia riferimento, non ho visto nessun documento, non idea di che cosa stiamo parlando. Vorrei sapere a chi vanno queste armi, perché ne abbiamo mandate tantissime in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e adesso sono in mano ai terroristi islamici e non solo. Diciamo che dove abbiamo mandato armi non c’è sempre stata una soluzione positiva, quindi parliamone. Ed è giusto che ne parli anche il Parlamento con Draghi perché non stiamo parlando del decreto giustizia». Sull’invio di armi all’Ucraina, Salvini afferma «io so che anche in America c’è un dibattito. L’America non è Biden. Se io potessi direi ‘aridatece Trump’. Perché con Trump abbiamo vissuto anni di pace. Guarda caso, quando tornano al governo i democratici tornano i venti di guerra».










