Dopo aver avuto un vertice prima del weekend scorso con i leader dei Paesi del Mediterraneo, tra cui il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, l’omologo portoghese, Antonio Costa, e in via telematica con il premier greco Kyriakos Mitsotakis, il presidente del consiglio Mario Draghi ha fatto il punto telefonicamente con il presidente americano, Joe Biden, quello francese, Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco, Olaf Scholtz, e il primo ministro britannico, Boris Johnson, per preparare il vertice Nato e le riunioni del G7 e del Consiglio europeo che occuperanno gran parte della settimana e serviranno per stringere le intese tra gli alleati sulle misure da adottare per far cessare il conflitto in Ucraina. In discussione tra i leader dell’alleanza atlantica soprattutto l’inasprimento delle sanzioni alla Russia, accusata di invasione, e la questione energetica, in particolare se dire no a gas e petrolio russi, con un embargo che potrebbe costare caro a molti Paesi che non possono contare su risorse energetiche alternative, tra cui soprattutto l’Italia.
Intanto, Antonio Tajani, proprio ieri ha richiamato l’attenzione su un particolare non da poco. Il vicepresidente di Forza Italia, pur sottolineando che «è ovvio che la Russia è dalla parte del torto, è ovvio che la Russia non doveva invadere l’Ucraina, è ovvio che si stanno commettendo degli orrori in Ucraina» ha detto chiaramente e con un riferimento preciso che «con Vladimir Putin bisognerà trattare, anche se si indebolirà al suo interno, anche se non ha vinto questa guerra. L’esercito russo si è impantanato in Ucraina. Ma con Putin bisognerà trattare e dargli la possibilità di uscirne in qualche modo prima del 9 di maggio, giorno della grande festa a Mosca. Certo non può far sfilare a Mosca un esercito ammaccato che non ha portato grandi risultati». Infatti, in quella data si celebra la fine della seconda guerra mondiale, il cui armistizio fu siglato dalle potenze alleate con la Germania la sera dell’8 maggio 1945 e per tradizione fin dall’anno successivo si svolge davanti al Cremlino l’imponente parata militare che sfila per tutta la piazza Rossa, mettendo in mostra la potenza militare russa e prima ancora sovietica, quando carri armati e truppe rendevano omaggio ai leader del partito comunista e oggi agli oligarchi di Putin.









