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Roma, morti nel crollo del casolare esploso: due anarchici preparavano un ordigno

Un'esplosione seguita dal crollo del tetto di un casolare abbandonato nel parco degli Acquedotti, uno dei polmoni verdi della Capitale, con due persone rimaste uccise sotto le macerie. Inizialmente si è pensato a senzatetto che avevano cercato riparo in quella costruzione fatiscente, poi con il passare delle ore si è scoperta una realtà ben diversa.…
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Un’esplosione seguita dal crollo del tetto di un casolare abbandonato nel parco degli Acquedotti, uno dei polmoni verdi della Capitale, con due persone rimaste uccise sotto le macerie. Inizialmente si è pensato a senzatetto che avevano cercato riparo in quella costruzione fatiscente, poi con il passare delle ore si è scoperta una realtà ben diversa. Le prime piste Le vittime non sono clochard, ma anarchici legati al «gruppo Cospito». Per gli investigatori sono stati proprio loro a causare la deflagrazione probabilmente mentre assemblavano un ordigno artigianale.

L’allarme è scattato ieri mattina poco prima delle 9 quando un guardiano ha contattato il 112 dopo aver visto un cadavere sotto le macerie. Il cedimento, però, potrebbe essere avvenuto diverse ore prima. Giovedì sera, infatti, era stato sentito un boato in zona. I vigili del fuoco hanno avviato ricerche e trovato poco dopo il secondo corpo. Sul posto è arrivata la polizia con la scientifica per i rilievi. Gli investigatori si sono messi al lavoro per chiarire la dinamica e dare un nome alle vittime. Determinanti sono stati alcuni tatuaggi che avevano sul corpo. Qualche ora più tardi è arrivata la svolta con le identificazioni e si è fatta strada la pista anarchica. Le vittime Le due vittime sono Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, nomi noti del «gruppo Cospito». Per chi indaga si trovavano nel casolare per confezionare un ordigno e stavano pianificando un’azione da mettere in atto probabilmente nelle prossime settimane.

Mercogliano, in particolare, aveva un braccio mutilato, avvalorando l’ipotesi che stesse maneggiando una bomba. Non si esclude che nel mirino potesse finire – ancora una volta – la rete ferroviaria, già colpita a febbraio da diversi sabotaggi di matrice anarchica alla linea ad Alta Velocità in occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. Tra le piste al vaglio anche che l’esplosivo potesse servire per una azione di rilancio della campagna a favore dell’anarchico Cospito, in vista della scadenza a maggio del decreto applicativo di 4 anni alla sua detenzione in 41bis.

Le indagini vanno avanti per fare piena luce sull’accaduto. Da stabilire, ad esempio, se i due erano arrivati giovedì nel Casale del Sellaretto del parco degli Acquedotti o se erano nascosti lì da giorni. Sotto la lente poi i loro ultimi contatti. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine coordinato dal pool antiterrorismo e oggi al Viminale è stato convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, nel quale probabilmente si parlerà anche dei rischi legati ai movimenti anarchici, definiti nella relazione annuale dell’intelligence la minaccia più concreta per il nostro Paese.

In particolare Alessandro Marcogliano, di 53 anni, era stato processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Fu uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di «azioni dirette» – dagli ordigni ai plichi esplosivi – contro politici, giornalisti, forze dell’ordine.

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