Nessun pentimento e nessuna scusa, ma una rielaborazione critica di quanto accaduto il 28 aprile di cinque anni fa, quando uccise due rapinatori che avevano assaltato la sua gioielleria a Grinzane Cavour. «Avrei potuto avere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo», ha detto al Tribunale di Sorveglianza Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi ed ora detenuto nel carcere di Bollate, durante l’udienza per discutere l’istanza di differimento pena.
Il pg, Emma Gambardella ha proposto l’inammissibilità dell’istanza, già respinta nei giorni scorsi dal Tribunale di Sorveglianza di Torino, e i giudici si sono riservati.
Dallo scorso 17 luglio, giorno in cui si è costituito, Roggero ha spiegato di aver avuto tempo per pensare e rimeditare in modo critico il suo gesto, come ha riferito al termine della discussione l’avvocato Stefano Marcolini. Non ha affermato di essersi pentito, né si è scusato, ma ha citato la metafora secondo cui «siamo tutti una goccia nel grande oceano» e che «tutte le vite meritano rispetto».
Dopo di che si è passati alla fase tecnica mettendo sul piatto i problemi giuridici posti dalla doppia proposta di differimento della pena e, in alternativa, di detenzione domiciliare. Il collegio, presidente Marcello Bortolato e giudice relatore Carmen D’Elia, ha continuato il difensore, «era ben consapevole di tutto quello che è successo davanti alla Sorveglianza di Torino e anche della recente decisione. Quindi, ci siamo posti il problema se Milano possa entrare nel merito oppure no».
La sostituta procuratrice generale, Emma Gambardella, poiché c’è già una pronuncia, ha chiesto che l’istanza venga dichiarata inammissibile. L’avvocato Marcolini, che ha depositato pure una memoria di una quindicina di pagine, ha insistito per un provvedimento nel merito sottolineando che l’ordinanza dei giudici torinesi, che comunque impugnerà, «ci piace poco» e per altro non è un ostacolo per un nuova decisione. Che arriverà tra non molto.
