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Referendum sulla Giustizia, Mattarella firma il decreto: voto confermato il 22 e 23 marzo

Il referendum sulla riforma della Giustizia, che introduce la separazione delle carriere e istituisce una Corte disciplinare, si terrà regolarmente il 22 e 23 marzo. Il Consiglio dei ministri ha deciso di confermare le date già fissate, nonostante la recente riformulazione del quesito referendario, e nel pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato…
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foto di ANSA

Il referendum sulla riforma della Giustizia, che introduce la separazione delle carriere e istituisce una Corte disciplinare, si terrà regolarmente il 22 e 23 marzo. Il Consiglio dei ministri ha deciso di confermare le date già fissate, nonostante la recente riformulazione del quesito referendario, e nel pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto del governo.

La decisione arriva dopo che la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito presentato dai 15 giuristi promotori del “no”, sostenuto da oltre 500 mila firme. La Cassazione ha ritenuto venuto meno il quesito precedente e ne ha formulato uno nuovo, integrando il testo con il riferimento esplicito agli articoli della Costituzione modificati dalla riforma. Tuttavia, secondo il governo e il Quirinale, non si tratta di un cambiamento sostanziale ma di una semplice integrazione formale, che non richiede un nuovo decreto di indizione e quindi non comporta lo slittamento della consultazione.

I promotori del referendum avevano accolto con soddisfazione la decisione della Cassazione e attendevano una possibile nuova data, ritenendo che la riformulazione del quesito potesse far ripartire i 50 giorni di campagna referendaria previsti dalla legge. Un eventuale rinvio avrebbe spostato il voto di almeno due settimane, anche per la coincidenza con il periodo pasquale. Secondo alcune forze politiche, l’obiettivo dei ricorrenti sarebbe stato proprio quello di ottenere più tempo per la campagna del no.

Gli esperti si sono divisi. Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato all’Università “La Sapienza” di Roma ed ex parlamentare, ritiene corretta la conferma della data, mentre Michele Ainis, professore emerito di istituzioni di diritto pubblico all’Università di Roma Tre sostiene che la modifica del quesito dovrebbe comportare automaticamente lo slittamento del voto. Antonio Baldassarre, presidente emerito della Consulta, propende invece per il mantenimento della data, trattandosi di una modifica non sostanziale. Resta teoricamente aperta la possibilità di un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, ma precedenti analoghi non hanno portato a rinvii.

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