Proseguono senza sosta le operazioni militari nella Striscia di Gaza, dove una serie di recenti attacchi aerei condotti dalle forze israeliane ha provocato ulteriori vittime e feriti tra la popolazione civile: a darne notizia sono le autorità sanitarie locali, le quali confermano il decesso di almeno quattro persone, tra cui due minori. La conferma sul bilancio dei soccorsi è giunta dalle parole del portavoce della Protezione civile di Gaza, Mahmoud Bassal: «Quattro martiri, tra cui due bambini, e alcuni feriti sono stati trasportati in ospedale a seguito di attacchi aerei israeliani».
Gli interventi di soccorso si sono concentrati su due distinte aree del territorio palestinese: a Khan Younis, nel settore meridionale dell’enclave, un raid ha centrato un insediamento di tende destinato all’accoglienza degli sfollati, causando la morte di un uomo e di una bambina di 8 anni. Contemporaneamente, un secondo bombardamento ha distrutto un immobile residenziale situato all’interno del campo profughi di Bureij, nella fascia centrale della Striscia: l’impatto ha determinato la morte di un piccolo di soli 18 mesi e il ferimento di almeno altre otto persone.
A margine dei bombardamenti si registrano le drammatiche testimonianze dei residenti costretti all’abbandono immediato delle proprie sistemazioni: Fares al-Zaharneh, presente a Khan Younis al momento dell’azione militare, ha riferito come i tempi concessi per l’allontanamento siano stati estremamente ridotti: «L’Idf ci ha detto che avevamo cinque minuti per evacuare: ci hanno parlato di cinque minuti, ma in realtà, non appena abbiamo lasciato la zona, l’edificio è crollato. Abbiamo sentito un rumore simile a un terremoto qui nel campo». Una condizione di totale spogliazione confermata da Kawkab Mohammed, rientrata nell’area dopo l’attacco: «Quando abbiamo fatto ritorno al campo lo abbiamo trovato completamente distrutto: non abbiamo trovato nemmeno un paio di pantaloni o una camicia per cambiarci, non è rimasto nulla. Ovunque andiamo i bombardamenti ci seguono e la guerra continua: siamo donne, abbiamo dei bambini e non abbiamo nulla». L’angoscia della fuga improvvisa è rimarcata infine da Oum Khalid Abou Khousa, fuggita dal campo di Bureij: «Abbiamo ricevuto l’ordine di evacuazione mentre i miei figli dormivano: siamo usciti di corsa senza sapere dove andare. Avevamo solo dieci minuti e non siamo riusciti a portare via nulla: siamo fuggiti a piedi nudi, con i soli vestiti che indossavamo. Non ci è rimasto più niente: dove dovremmo andare? Basta con tutto quello che ci sta succedendo. Abbiate un po’ di compassione per noi, siamo esausti».
