Tre persone sono indagate per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Roma e relativa al progetto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina.
I carabinieri del Ros hanno eseguito una perquisizione a carico di Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte di Conti (in quiescenza dal febbraio scorso), di un avvocato già consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa” e di un imprenditore.
Le indagini avrebbero documentato le condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera pubblica.
Secondo quanto emerge dalla nota diffusa dalla Procura capitolina l’avvocato e l’imprenditore indagati «al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società “Stretto di Messina Spa”, avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata».
Secondo l’impianto accusatorio i «due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto – si legge nella nota – la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla Corte contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa».
Inoltre il magistrato contabile «avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della “Stretto di Messina Spa”, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare Presidente dell’Antitrust o di una società partecipata».
Nel corso delle perquisizioni, svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone sono stati «rinvenuti e sequestrati diversi dispositivi elettronici e documenti che verranno sottoposti a specifiche valutazioni e analisi per appurarne la valenza probatoria in relazione alle ipotesi di reato contestate».
