«Ci aspettavamo una carica del governo centrale. Chiaro che c’è il viceministro Rixi, che noi rispettiamo molto, che è sempre stato vicino a noi, però credo che una maggiore attenzione in questa circostanza avrebbe dovuto essere posta: ci aspettavamo una figura in più oltre al viceministro». Così Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime del ponte Morandi, prima della cerimonia per l’ottavo anniversario della tragedia del 14 agosto 2018. «Ce lo aspettavamo in questa occasione in particolare, dopo questa sentenza che vede coinvolte figure dello Stato, funzionari dello Stato, una sentenza anche scomoda per lo Stato, perché anche rispetto alla concessione lo Stato aveva fatto degli errori madornali. Dopo otto anni il dolore cambia, però quando rientri nel dolore è sempre uguale, perché quelle figure non ci sono più: loro sono nel tuo cuore, nella tua testa, nelle fotografie, ma non ci sono più. Aspettiamo con altrettanta trepidazione l’appello, ma una prima pronuncia importante è stata fatta: il lavoro è stato incredibile da parte della magistratura, da parte dei giudici, e quindi noi chiaramente speriamo che l’appello inizi il prima possibile. Chiaramente siamo fiduciosi perché riteniamo che la sentenza vada nel senso da noi sperato, perché in tutti e tre i filoni di imputazione sono state condannate le parti apicali, che è quello che un po’ speravamo: forse adesso abbiamo un pelino di fiducia in più ma siamo sempre all’erta fino alla fine».
Il Comitato sta lavorando per una sorta di memoriale diffuso, con pezzi di reperti da conservare nei vari comuni di provenienza delle vittime: «È una idea che abbiamo lanciato e ne stiamo parlando con i vari rappresentanti delle istituzioni locali: chiaramente dovrà essere una cosa decisa un po’ velocemente. Sicuramente al memoriale arriverà il reperto 132, e poi se in ogni Comune si potesse creare uno spazio dove metterlo, sarebbe molto importante e farebbe vedere coi propri occhi com’era ridotta quella struttura».
«Otto anni fa, alle 11.36, Genova veniva colpita al cuore: 43 vite spezzate, un dolore che appartiene alle loro famiglie e a un’intera città. La memoria non deve essere una candela che il tempo consuma, ma una brace che continua ad ardere: sta a tutti noi, ogni 14 agosto, rinfocolarla e tenere viva la fiamma del ricordo». Con queste parole, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha ricordato questa mattina le 43 vittime del crollo di ponte Morandi. Il ricordo delle vittime è stato affidato anche al ledwall della sede della Regione Liguria, in piazza De Ferrari: da giovedì 13 agosto e per tutta la serata di venerdì 14 agosto, sullo schermo viene trasmesso un video dedicato alle 43 persone che persero la vita nel crollo, i cui nomi scorrono sul palazzo dell’Ente.
La replica di Rixi e la nota di Brunetta sulla cultura della manutenzione
«Io sono qua presente, sono membro del governo e devo dire che l’attenzione del governo su questa vicenda c’è, non a caso anche la presidenza del Consiglio ci ha tenuto che fossi io come rappresentante dell’intero governo». Così il viceministro Edoardo Rixi risponde ai parenti delle vittime: «Poi è ovvio che io mi sento molto partecipe alla comunità genovese: ovviamente, chiunque altro venga del Governo è assolutamente importante. La rappresentanza a mio avviso c’è e l’importanza è sempre stata data e lo si vede anche dall’attenzione che viene messa oggi sull’aumento anche del sistema manutentivo a livello infrastrutturale del Paese, oltre alle modifiche legislative che nel frattempo sono intervenute. Certo, è un percorso lungo: capisco che ovviamente le famiglie spingano giustamente perché, anche dopo 8 anni di distanza, non si dimentichi quella tragica giornata che ha sconvolto la vita di tutti».
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Cnel, Renato Brunetta: «Otto anni fa il crollo del Ponte Morandi spezzava 43 vite e feriva Genova e l’Italia intera. Nel giorno del ricordo di una tragedia così sconvolgente, il pensiero va anzitutto alle vittime e ai loro familiari, il cui dolore non può essere lenito da nessuna sentenza, nemmeno quelle di primo grado arrivate in questi giorni per i dirigenti pubblici e privati ritenuti, a vario titolo, responsabili del disastro. La ricostruzione in tempi rapidi del viadotto sul Polcevera, snodo fondamentale per la Liguria e per l’intero sistema logistico nazionale, ha dimostrato che l’Italia sa fare presto e bene, e quella stessa capacità va ora messa al servizio di una sfida più grande: dotare il Paese di una vera “cultura della manutenzione”. Un patrimonio infrastrutturale che ha superato i 60 anni di vita, costruito con materiali che degradano più rapidamente di quanto si prevedesse, chiede cura costante e programmata, a cominciare dagli edifici scolastici fino alle opere strategiche per la competitività, dalle strade ai porti agli aeroporti. La manutenzione è un investimento che genera occupazione qualificata, allunga la vita delle opere, accresce il valore del patrimonio pubblico e tiene insieme i territori, perché le infrastrutture sono un organismo interdipendente in cui ogni opera vive delle altre: la sicurezza è il primo volano della crescita economica e culturale del Paese, prendersi cura di ciò che abbiamo costruito significa creare valore per chi verrà, perché un altro 14 agosto 2018 non debba più ripetersi».
