Erri De Luca non arretra. Dopo la polemica sulle sue parole su Gaza, sionismo e Israele, lo scrittore rivendica il diritto di usare parole proprie, senza adeguarsi agli slogan. E avverte: quando la censura si presenta come precauzione, «il piatto è servito».
De Luca, come sta dopo questi giorni di polemica?
«Quando si propone una diversa definizione della realtà dominante ci si trova in minoranza. In questo caso c’è la veemenza, la collera di chi non ammette divergenze e le risente come tradimento. Era una pratica diffusa nel 1900, secolo di dittature. Qui se ne trova parziale applicazione su scala di rete. Non so da quando il termine genocidio per Gaza è diventato obbligatorio. Non so in cosa la parola massacro sia inferiore o neghi la distruzione. Così sono accusato di “negazione di genocidio”. C’è una febbre in giro e annebbia sensi e nervi».
Lei ha chiarito di usare la parola «sionista» in un senso diverso da quello oggi dominante. È ancora possibile sottrarla agli schieramenti?
«Sionismo è diventato un termine esecrabile, associato al governo della peggiore destra israeliana. Io recupero un altro senso: chi riconosce lo Stato d’Israele è sionista, come chi crede alla necessità di due Stati con reciproche garanzie di pace».
A luglio sarà tra gli ospiti del Libro Possibile a Polignano. La sua partecipazione è confermata?
«Non mi risulta cancellazione ma non mi oppongo né denuncio chi per opportunità preferisce diversamente».
Quando dice «per opportunità», pensa a una forma di prudenza o a una censura preventiva?
«Se la censura si presenta come precauzione il piatto è servito. Ma posso scegliere anche io di non sedermi alla tavola».
Lei ha sempre rivendicato una parola libera, anche scomoda. Oggi chi non ripete la formula dominante rischia subito l’accusa morale: è questo il nuovo conformismo culturale?
«In questo caso è un po’ peggio di conformismo. Chi sostiene la cancellazione di Israele dalla carta geografica deve sapere che è per Hamas, ma non per tutto il popolo palestinese, rappresentato anche dall’OLP che riconosce Israele dagli accordi di Oslo del 1993. Questo malinteso va sciolto. Chi è per la cancellazione di Israele è per Hamas e dovrebbe dirlo, ma non è conveniente. Sono ragionamenti poco adatti ad animi surriscaldati contro uno che usa parole sue e non ripete slogan».
