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Milano, Roggero a Bollate: «Grazia concessa anche a scafisti, Mattarella si metta la mano sulla coscienza»

Milano, Roggero a Bollate: «Grazia concessa anche a scafisti, Mattarella si metta la mano sulla coscienza»

Mario Roggero è arrivato al carcere milanese di Bollate per costituirsi. Si chiude così, varcando la soglia del penitenziario, la vicenda giudiziaria del gioielliere di 72 anni, dopo che la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuti ad Asti il 28 aprile 2021. Ai giornalisti che gli chiedevano un segno di pentimento, l’uomo ha risposto: «Sì, ma con il senno di poi. Bisogna trovarsi in quelle situazioni».

L’ingresso in carcere avviene in un clima di fortissima tensione politica e istituzionale. Parallelamente alla costituzione, la moglie Mariangela Sandrone ha presentato via Pec un’istanza di grazia al presidente Sergio Mattarella. Un passo invocato dallo stesso Roggero con parole durissime: «Il presidente ha graziato uno scafista e la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza».

Sulla richiesta si è spaccata la politica. Il centrodestra si è schierato compatto a difesa dell’artigiano: se il vicepremier Tajani parla di “perdono per chi ha difeso la propria famiglia”, esponenti di FdI e Lega, come l’ex magistrata Matone, sottolineano il trauma e lo stress emotivo subiti dal commerciante. Al contrario, le opposizioni con Pd e Italia Viva denunciano la strumentalizzazione politica e il rischio di legittimare la giustizia “fai da te”.

Nel frattempo, la presidente della Corte d’Appello di Torino, Alessandra Bassi, ha espresso sconcerto per i gravissimi attacchi social contro i magistrati, difendendo lo Stato di diritto. Ad infiammare il dibattito è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni su X, annunciando una stretta nel ddl Sicurezza per azzerare i risarcimenti ai parenti dei criminali feriti o uccisi: «Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso».