I dati del nuovo Rapporto Congiunturale del primo semestre 2026 di Confapi, basato su 2.000 Pmi industriali, fotografano un tessuto produttivo resiliente ma frenato dall’incertezza globale. L’analisi evidenzia un impatto contenuto dei dazi Usa (limitato per l’87,5% delle aziende), mentre a preoccupare fortemente è la crisi in Medio Oriente: per il 69,5% delle imprese il blocco dello Stretto di Hormuz genererà effetti negativi, con ripercussioni che il 50% sta già subendo in termini di rincari energetici e blocchi logistici. Sul fronte dello sviluppo, solo il 48,3% ha effettuato investimenti nei primi sei mesi dell’anno. Avanza tuttavia la transizione digitale: il 23,3% prevede piani dedicati all’Intelligenza Artificiale (quota che sale al 43,8% per gli asset immateriali), considerata fondamentale per ottimizzare i costi (90,1%) ed elaborare dati (82%). Le criticità maggiori emergono dall’accesso al credito: il 66,5% delle Pmi non ha richiesto nuovi finanziamenti (+7,8% sul 2025). Prevale la rinuncia preventiva per timore di dinieghi (35%), tassi onerosi (30,8%) o garanzie eccessive (27%), spingendo il 56% delle aziende all’autofinanziamento.
Il clima di incertezza
«Dalla nostra indagine – spiega il presidente di Confapi, Cristian Camisa – emerge una crescente preoccupazione che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte incertezza. Quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono a rimandare gli investimenti e a rivedere le strategie estere. Alle crisi internazionali si aggiungono le evidenti problematiche nell’accesso al credito. Le Pmi stanno dimostrando una straordinaria resilienza, ma per sostenerle è necessario un intervento strutturale da parte delle istituzioni e del governo. Occorrono una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di stabilità per competere ad armi pari in Europa».
Salento isolato
Un quadro che assume contorni ancora più complessi a livello locale, come sottolinea Giuseppe Petracca a nome di Confapi Lecce. L’esponente evidenzia come i dati nazionali rispecchino appieno la realtà salentina, dove le perduranti tensioni mediorientali hanno causato rincari a catena su carburanti, energia e materie prime, prospettando un peggioramento nel secondo semestre. Fare impresa nel Salento presenta complessità supplementari dovute allo storico isolamento geografico e alle carenze nei collegamenti infrastrutturali con il resto del Paese. Per questo, Confapi Lecce sollecita interventi urgenti da parte di governo e Regione Puglia a sostegno di un tessuto produttivo che continua a contribuire al Pil nazionale.
