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Dal duetto con Il Rosso e l’IA al nuovo tour, Orietta Berti: «Non voglio vivere dei successi del passato» – L’INTERVISTA

«L’amore? Non c’è la passione dei vent’anni ma con Osvaldo ci teniamo ancora mano nella mano», l’artista si racconta

Dal duetto con Il Rosso e l’IA al nuovo tour, Orietta Berti: «Non voglio vivere dei successi del passato» – L’INTERVISTA

Non è la nostalgia a tenerla in piedi. È la curiosità. Mentre molti artisti della sua generazione celebrano il passato, Orietta Berti festeggia sessant’anni di carriera guardando avanti: registra un nuovo cofanetto di inediti, lancia Quadri Cuori Picche Fiori insieme allo streamer Il Rosso e a IAEM, artista nata dall’intelligenza artificiale, porta in giro il «Tabar Karaoke Tour» e continua ad attraversare l’Italia senza concedersi una pausa. Persino quando prova a fermarsi, finisce per cambiare l’acqua alle tartarughe alle quattro del mattino. «Mi stanco più a casa che in tournée», racconta ridendo. Forse è proprio questo il segreto della sua longevità artistica: non sentirsi mai arrivata.

Berti, come sta? La sensazione è che lei non si fermi davvero mai.

«È un periodo molto intenso. Lavoro tanto e, quando si viaggia, gli inconvenienti sono sempre dietro l’angolo. Qualche giorno fa sono andata a Battiti Live e ho fatto un viaggio in treno senza aria condizionata. È stato allucinante. Sono arrivata pensando: “Chissà se ce la farò”. Poi è bastata una doccia ed ero già pronta. Quando hai tanti impegni succedono anche queste cose, ma bisogna superarle e andare avanti».

Di viaggi ne ha fatti migliaia. Ce n’è uno che porta ancora nel cuore?

«Quello in Lapponia. Ero lì per Quelli che il calcio. Sono stata in questo hotel incredibile. Le camere, gli armadi, perfino i bicchieri del bar sono fatti di ghiaccio. Alla fine della stagione lo smontano e l’anno dopo lo ricostruiscono. Un’esperienza che consiglio a tutti».

Nel videoclip del nuovo singolo, invece, c’è Las Vegas.

«Per ventisei anni sono andata a Las Vegas e a Los Angeles durante le vacanze. Ma non per giocare. Ci andavo per vedere gli spettacoli. Sono qualcosa di straordinario. Là costruiscono il teatro intorno allo spettacolo, non il contrario. È un mondo completamente diverso da quello europeo e mi ha sempre affascinata. Quando abbiamo pensato al videoclip mi è sembrato naturale tornare con la memoria in quei luoghi».

Ascoltandola parlare c’è una parola che torna continuamente: curiosità. È quella che continua a darle benzina?

«Amo sperimentare. E poi voglio sempre accontentare il mio pubblico. Mi produco da sola da tanti anni e non voglio rimanere negli allori dei successi di trenta, quaranta o sessant’anni fa. Ogni stagione cerco di inventarmi qualcosa di diverso. Ho fatto il folk, canzoni ironiche, canzoni d’amore, il bel canto italiano. Ho sempre cercato di cambiare e penso che il pubblico lo apprezzi proprio perché cerco di non annoiarlo mai».

Questa curiosità l’ha portata perfino a duettare con un’intelligenza artificiale, mentre molti la guardano ancora con sospetto.

«Per me è stata prima di tutto uno strumento di lavoro. Sono più di due anni che preparo i provini con quella voce. Mi aiuta a imparare le canzoni, a perdere meno tempo, a capire subito come può funzionare un brano. Lavorandoci ogni giorno mi ci sono affezionata. A un certo punto mi sono detta: “Perché non darle anche un volto?”. Così è nata l’idea del videoclip».

Non teme che la tecnologia finisca per sostituire gli artisti?

«No, almeno non nella musica. Può essere uno strumento molto utile. Ti permette di provare arrangiamenti diversi, di correggere subito quello che non funziona. Se un autore non è convinto, cambi tutto in pochi minuti. Per me è un aiuto, non un nemico. Se esistono strumenti che possono migliorare il nostro lavoro, perché non usarli?».

Lei sembra affrontare il cambiamento con una naturalezza che sorprende.

«Perché penso che il futuro non aspetti chi lo critica. Bisogna evolversi. Io, nel mio piccolo, cerco sempre di fare cose attuali».

Negli ultimi anni ha lavorato con artisti lontanissimi dal suo mondo. Chi le ha lasciato di più?

«Devo ringraziare Fedez, perché è stato lui a dare il via a questa seconda fase della mia carriera. Però il mio primo vero duetto è stato con Claudio Baglioni. Gli proposi io Il nostro concerto. La canto alla fine dei miei spettacoli perché Giorgio Calabrese, che ne ha scritto il testo, è la persona che mi ha fatto entrare in questo mestiere. Per me è stato come un padre artistico. Claudio accettò subito e fu una collaborazione bellissima».

Che uomo ha conosciuto dietro le quinte?

«Una persona molto semplice. Mi è piaciuto parlare con lui. È nata una bella amicizia. Poi questo lavoro ti porta su strade diverse, ci si incontra meno, ma il ricordo è rimasto».

Tra le collaborazioni più recenti c’è quella con Il Rosso, nata quasi per gioco.

«L’ho conosciuto grazie a Rovazzi. Un giorno, scherzando, gli ho detto: “Vuoi fare una canzone con me?”. Lui mi ha risposto: “Perché no?”. Gli avevo fatto ascoltare tre brani e gli ho lasciato scegliere quello in cui si sentiva più a suo agio. È nato tutto così, molto naturalmente».

Queste collaborazioni sembrano avere un punto d’origine preciso: il Sanremo del 2021. È lì che è cominciata la sua seconda vita artistica?

«Per ventinove anni non ci sono tornata. Poi Amadeus ascoltò Quando ti sei innamorato e mi disse di non farla uscire perché la voleva al Festival. Era il Sanremo del Covid, senza pubblico. Sono arrivata nona e da lì è cambiato tutto. Sono arrivate le nuove collaborazioni, ed è iniziata una seconda carriera».

Oggi ci tornerebbe al Festival?

«Non lo so. Tante volte dici di no, poi arriva una canzone che ti conquista. In questo lavoro non si può mai sapere».

Per milioni di italiani lei è quasi una persona di famiglia. Ha mai sentito il peso di essere «l’Orietta di tutti»?

«No, perché i veri ammiratori non ti assillano. Mi chiedono una fotografia con grande educazione e io, se posso, la faccio sempre volentieri. Mi piace anche fermarmi a parlare con loro. È come incontrare degli amici che ti conoscono da una vita».

Se la musica non fosse arrivata, chi sarebbe stata Orietta Berti?

«Probabilmente avrei fatto la disegnatrice di moda. Avevo studiato disegno e, nella mia zona, c’erano tante aziende di abbigliamento».

E invece ha costruito una carriera che la vede sempre reinventarsi.

«Per me questo lavoro è sempre un esame. Ogni disco nuovo è un esame. Ogni serata è un esame. Ogni trasmissione televisiva è un esame. Oggi magari vai a cantare, domani fai l’opinionista, dopodomani il giudice. Non sai mai se piacerai al pubblico o alla critica. Non mi sono mai sentita arrivata».

Eppure oggi la fama arriva molto più in fretta rispetto ai suoi inizi.

«Sì. Una canzone può diventare un successo da un giorno all’altro. Ai miei tempi si cresceva piano piano. Era un percorso che ti faceva costruire una corazza. Adesso tanti ragazzi diventano famosi all’improvviso, pieni di contratti e di impegni, e qualcuno fa fatica a reggere».

C’è qualcosa che l’ha spaventata lungo il percorso?

«Nel mio lavoro no. Quello che mi spaventa è il mondo. Mi ha spaventato il Covid, perché sembrava di essere tornati indietro di secoli. E mi fanno paura le guerre. Quello sì».

Viene da pensare che la sua casa sia l’unico posto dove possa smettere di correre. È davvero così?

«Macché. Mi stanco più a casa che in tournée. L’altra notte, alle quattro, mi è venuta l’idea di cambiare l’acqua alle tartarughe. Mi è caduto l’acquario e si è rotto. Ho provato perfino a ripararlo con lo scotch, ma perdeva da tutte le parti. Alla fine, la mattina dopo, sono andata a comprarne uno nuovo. L’unica cosa che mi rilassa è guardare i film della Disney, perché hanno sempre un lieto fine».

Da quasi sessant’anni condivide la vita con suo marito Osvaldo. Che cos’è per lei oggi l’amore?

«Prima di tutto è rispetto. Poi comprensione. Non serve dire: “Avevo ragione io”. Sono frasi che fanno male. L’amore cambia. All’inizio è passione, poi diventa qualcosa di più delicato, più profondo. Oggi ci comprendiamo molto più di quando eravamo ragazzi. Ci piace ancora passeggiare mano nella mano. Viviamo bene nella nostra semplicità. È una cosa che mi rende felice».

Dopo sessant’anni di carriera continua a guardare avanti. C’è ancora qualcosa che desidera fare?

«Non lo so. Se inventeranno qualcosa di nuovo, probabilmente la proverò. Adesso sto lavorando al cofanetto per festeggiare i miei sessant’anni di carriera: usciranno nuovi brani e i duetti più importanti di questi anni. Poi si vedrà. Io sono fatta così. Mi è sempre piaciuto guardare avanti».