La tensione israelo-palestinese resta alta, con Gaza ancora teatro di bombardamenti israeliani che hanno causato vittime civili, tra cui due ciclisti, e con l’Onu che denuncia attacchi da terra, aria e mare contro aree residenziali. Solo a gennaio, l’esercito israeliano avrebbe ucciso tre giornalisti palestinesi e preso di mira la stampa sei volte.
Intanto la Francia ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi, definendo «oltraggiose e irresponsabili» le sue parole su Israele, accusata di attaccare non il governo ma lo Stato e il popolo israeliano. Albanese, in un forum all’Al-Jazeera, aveva definito Israele «nemico comune dell’umanità», specificando però che il vero nemico sarebbe il sistema che consente il genocidio in Palestina.
La richiesta francese, sostenuta da circa quaranta deputati macroniani e dal ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, evidenzia come il dibattito sulle Nazioni Unite e sull’imparzialità degli organismi internazionali resti acceso. Anche il Regno Unito e l’UE hanno condannato la stretta di Israele sulla Cisgiordania, denunciando ogni tentativo unilaterale di alterare demografia o geografia palestinese come inaccettabile e contrario al diritto internazionale.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu è a Washington per incontrare Donald Trump e discutere della regione, di Gaza e dei negoziati con l’Iran, nonostante le divergenze con l’amministrazione americana sull’annessione della Cisgiordania. Netanyahu è inoltre al centro di nuove polemiche interne: secondo media israeliani, sarebbe stato «morbido» con Hamas prima dell’attacco del 7 ottobre 2025, ignorando gli avvertimenti dello Shin Bet. In parallelo, le Forze di Difesa israeliane hanno confermato l’uccisione del capo cecchini di Hamas responsabile di numerosi attacchi contro soldati israeliani.
Nel contesto regionale, oltre alla crisi israelo-palestinese, si segnala il trasferimento di un centinaio di miliziani del PKK dalla Siria al Kurdistan iracheno, nell’ambito di un’intesa mediata dagli Usa che ha ristrutturato la presenza curda e siriana nel nord-est della Siria, con la mediazione turca, statunitense e siriana.










