Il disegno di legge delega del governo sul ritorno del nucleare in Italia, in forma sostenibile, non darebbe un grande risultato. Anzi, sarebbe «irrilevante sulla strada dell’eliminazione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera, può incidere solo sul 20% del problema energetico». E allora, «se non fosse una tragedia, Shakespeare avrebbe già un titolo pronto per questo disegno di legge: molto rumore per nulla».
Il fisico e premio Nobel Giorgio Parisi prende in prestito il titolo della commedia shakespeariana per bocciare il provvedimento su cui il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin punta ad avere il via libera del Parlamento entro l’estate per poi presentare tutti i decreti legislativi entro fine anno. In commissione Ambiente del Senato, Parisi ha spiegato le ragioni del flop che avrebbe il ddl: «Lo scenario delineato dal governo prevede che il nucleare copre una decina per cento del fabbisogno elettrico, che a sua volta rappresenta circa un quinto dei consumi energetici del Paese, ovvero qualche percentuale del totale».
Di avviso diverso, naturalmente, esponenti del fronte industriale come Ansaldo nucleare, o istituzionale come Rse (Ricerca sul Sistema Energetico, controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso il Gse) o scientifica come l’Ain (Associazione italiana nucleare che rappresenta tutti i centri di competenza in Italia nel campo dell’energia e delle tecnologie nucleari). L’ad di Ansaldo nucleare, Daniela Gentile, ha affermato che il ddl «può contribuire alla sicurezza energetica, alla competitività industriale e agli obiettivi di decarbonizzazione».
Giudizio positivo dall’Ad di Rse Franco Cotana secondo cui «è una grande opportunità per l’Italia» in Ue anche sul fronte della produzione dei reattori (piccoli e avanzati) e «sull’indipendenza energetica. Serve una cabina di regia a livello governativo». Intanto, l’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione con otto nuovi ispettori nel 2025 ha potenziato i controlli (45 ispezioni più 11 straordinarie e 35 sopralluoghi tecnici) e stima un ulteriore incremento del 70% della vigilanza per il 2026. L’autorità ha iniziato a irrogare sanzioni per violazioni nella tracciabilità di rifiuti e sorgenti radioattive.
Sul fronte climatico, un nuovo studio del Cmcc afferma che il riscaldamento globale può costare all’Italia fino a 6 punti di Pil entro il 2050 e raddoppiare i rischi di rifinanziamento del debito italiano, in assenza di politiche di mitigazione e adattamento. La crescita dell’Italia può frenare e perdere fino al 15%.
