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Mps batte le attese e apre a Generali: ricavi in crescita a 1,96 mld. Lovaglio: «Concentrati su Mediobanca»

Il nuovo corso dell’ad Luigi Lovaglio, tornato alla guida del Monte dopo l’assemblea di aprile, inizia con una trimestrale sopra le attese, l’impegno prioritario all’integrazione con Mediobanca e l’apertura a possibili collaborazioni con le Generali, di cui, assicura, non si è presa in considerazione la cessione della quota.

I conti

I primi tre mesi dell’anno si sono chiusi con 521 milioni di utili, in calo rispetto ai 692 milioni realizzati nel 2025 su base pro-forma da Mps e Mediobanca, allora ancora separate, per effetto da un lato di un maggior onere fiscale legato alle Dta (lo scorso anno il Monte aveva pagato 185 milioni di tasse in meno) e, dall’altro, dell’allocazione del prezzo di acquisto (Ppa) di Mediobanca, negativa per 64 milioni, e di altri 23 milioni di oneri di integrazione. In rialzo invece sia l’utile ante imposte (+6,7% a 911 milioni) che il risultato operativo netto (+3,4% a 947 milioni) per effetto della crescita dei ricavi, saliti del 2,9% a 1,96 miliardi, e del contenimento dei costi (+1,1% a 859 milioni), mentre il Cet1 è rimasto al 15,9% nonostante l’accantonamento di tutti gli utili a dividendo.

Dopo la battaglia assembleare «l’incertezza è alle spalle» e «il focus è ora sull’esecuzione strategica» con «l’integrazione con Mediobanca che rimane centrale», ha detto Lovaglio agli analisti. Mps dispone ora di «una governance pienamente consolidata, priorità allineate e una forte orientamento al raggiungimento degli obiettivi» grazie a un cda che «garantisce continuità della leadership» e rafforza «competenze e capacità operative», anche se gli accesi confronti tra maggioranza e minoranza segnalano una compattezza ancora tutta da trovare. Intanto le nozze con Mediobanca proseguono «secondo i piani» e danno «i primi risultati» in termini di sinergie, di cui il 30% verrà conseguito «quest’anno» e l’intero ammontare entro il 2028.

Se il focus è su Mediobanca, Lovaglio non chiude al risiko: «Ci saranno altre fasi di consolidamento ed è bello trovarsi nella nostra posizione», con tanto capitale in eccesso e una forte redditività. Sul mercato si guarda soprattutto a Banco Bpm: alla domanda se intenda prendere una quota di Anima, l’sgr del Banco di cui il Monte è il secondo distributore, Lovaglio si limita a dire: «Anima è un partner strategico» con cui proseguire una partnership che «non è in competizione» con i prodotti di Mediobanca sgr.

Nella partita sulle Generali, su cui sta muovendo anche Unicredit, l’ad ribadisce che la quota nel Leone è qualcosa di «bello da avere» per il suo contributo al bilancio e «le opportunità» industriali che schiude e di non avere «neppure pensato» alla vendita. Sarebbe anzi «bello pensare a una forma di collaborazione operativa»: una disponibilità che riecheggia quella manifestata verso Siena dal ceo del Leone, Donnet, e lascia presagire l’apertura di un tavolo in vista della scadenza dell’accordo di bancassurance tra Axa e Mps nel 2027.

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