Home » L’Edicola per l’Italia » Milano dà l’ultimo saluto a don Mazzi: tra canti e speranza

Milano dà l’ultimo saluto a don Mazzi: tra canti e speranza

Per sua espressa volontà, la cerimonia si è trasformata in una liturgia animata dalla musica, dai canti e dalle voci di ragazzi ed educatori

Milano dà l’ultimo saluto a don Mazzi: tra canti e speranza
Credits: Ansa

Milano si è stretta attorno a don Antonio Mazzi per un ultimo, profondo saluto nella basilica di Sant’Ambrogio. Scomparso venerdì all’età di 96 anni nella comunità al parco Lambro, il fondatore di Exodus non ha voluto un funerale formale. Per sua espressa volontà, la cerimonia si è trasformata in una liturgia viva, animata dalla musica, dai canti e dalle voci dei ragazzi e degli educatori arrivati da tutte le realtà di Exodus presenti in Italia e nel mondo.

Alla cerimonia hanno preso parte tanti volti noti, rappresentanti delle istituzioni e amici di lunga data. Tra i primi ad arrivare Lele Mora, che ha ricordato il sacerdote come «un secondo papà», e il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, che ne ha sottolineato la straordinaria capacità di ascolto: «Ha interpretato il vero valore cristiano del perdono, riuscendo sempre ad accompagnare chi era caduto sulla retta via».

Particolarmente toccante il ricordo di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha definito l’amico «un simbolo di speranza, giustizia e accoglienza», capace di «saldare la terra con il cielo». Don Ciotti ha ricordato come il problema delle dipendenze sia purtroppo ancora drammaticamente attuale, esortando tutti a cercare Dio «nelle strade dove la gente lotta per sopravvivere». Il sindaco Beppe Sala si è invece detto pronto a sostenere l’iscrizione di don Mazzi al Famedio: «C’è già una richiesta da alcuni consiglieri che appoggerò senz’altro. Ma per onorare don Mazzi bisogna aiutare a far sì che Exodus vada avanti». Anche perché «la tossicodipendenza non è in diminuzione, è in aumento, con la diffusione di droghe sintetiche che costano pochi soldi: ci sarà un grande bisogno del lavoro della comunità».