«Chiama un’ambulanza immediatamente, ho sparato, mi stava aggredendo col coltello. L’ho preso, non so dove l’ho colpito, ha ancora il coltello in mano». Sono le frasi concitate dell’agente di polizia ferroviaria di Verona, la mattina del 20 ottobre 2024, mentre si curva su Moussa Diarra, il migrante maliano che morirà di lì a poco alla stazione di Porta Nuova.
Il video, estratto da una chat della Polizia, è stato postato su Instagram dalla senatrice di Avs Ilaria Cucchi, che critica l’azione degli agenti di fronte all’azione del 26enne, frustrato per i ritardi nel rinnovo del permesso di soggiorno. Cucchi definisce il coltello «una posata da tavola usata in modo scomposto per minacciare un agente». «Quel ragazzo – sostiene – è in preda ad una crisi psichiatrica da frustrazione inflittagli dalla burocrazia cinica e violenta del nostro Paese».
L’accusa
La senatrice accusa la Polfer di aver sparato senza prima chiedere un Tso, o usare il taser: tre colpi, sostiene, «ad altezza uomo» di cui uno letale al cuore. Elementi che inducono il Comitato «Verità e giustizia per Moussa Diarra» a chiedere che non venga accolta la richiesta di archiviazione della Procura, per cui si è trattato di legittima difesa.
Ricostruzione contestata dal difensore dell’agente, Matteo Fiorio, che parla di «gravi inesattezze e falsità, ad esempio in ordine ai colpi sparati (il primo in aria, solo uno a segno in un braccio). Secondo il legale gli agenti sono stati improvvisamente aggrediti da Moussa, armato di coltello. Cucchi, infine, critica Matteo Salvini, che in quei giorni «ha subito detto che non ci mancherà. Siamo a Verona e non Minneapolis. E Salvini non è Trump. Almeno spero», ha detto.









